La ricomparsa di Majorana

Incontro Ettore Majorana in una ferramenta di Borgo Sabotino. Sono passati ottant’anni ma il volto è sempre quello, dimostra trent’anni o poco più. Acquista chiodi di dimensioni differenti – “devo appendere un orologio in bagno” – e una torcia – “per i momenti bui”. Fingo di non riconoscerlo, un po’ per timidezza, un po’ per rispettare la sua riservatezza – ottant’anni senza apparire in pubblico, cribbio! Il fisico prende i suoi chiodi di dimensioni differenti, la sua torcia, poi esce dal negozio – “è ricomparso Majorana”, dico. Il commesso basso e largo mi guarda interdetto – “non l’ha riconosciuto? Ettore Majorana, il celebre scienziato sparito nel nulla ottant’anni fa!”. “Dio mio, no”. “Proprio lui. Prendo questo paio di pinze” – pago e poi, una volta in strada, vedo Majorana che addenta un tramezzino in un bar, giusto un attimo prima che un satellite cinese fuori controllo gli cada sulla testa.

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