Emmanuel Carrère – Limonov (Adelphi)

c235eae35411b95e3b1a2f6ff56fab1c_w_h_mw650_mhQuando si parla di Paesi che conosciamo solo superficialmente e “per-sentito-dire”, quando il tempo per approfondire le questioni che li riguardano stentiamo a trovarlo ché, in fondo, “abbiamo già i nostri guai” e poi, mentre scoppiava questo casino della Crimea, io ero in vacanza, la realtà politica internazionale viene ridotta ad una questione di tifo: “io sto con l’Ucraina perché Putin è uno stronzo”, dice un signore sulla sessantina mentre prendo il caffè in un bar qui al Quadraro. Un ragazzo gli risponde che “Putin è amico di Berlusconi” e si lascia andare, ridendo, ad illazioni su loro avventure con ragazze disponibili.

“Anch’io sto con l’Ucraina”, penso ascoltandoli, “perché la Russia e Putin mi sono indigesti: mi spaventano, sarà per quei volti impassibili, sarà perché la loro tracotanza ci fa sentire tutti così piccoli e pronti a soccombere” [la trascrizione di questi miei pensieri approssimativi è alquanto edulcorata ed italianizzata].

Mentre bevo il caffè mi chiedo cosa penserà Eduard Limonov in proposito, Édichka Limonov, ultimo degli eroi romantici, protagonista di una vita che sembra un romanzo epico: sarto, vagabondo, ubriacone, maggiordomo, scrittore e poeta, esule, mercenario, prigioniero, fondatore e leader del partito nazional-bolscevico russo.

Una vita raccontata, in modo mai banale, dallo scrittore e regista francese Emmanuel Carrère: Limonov è una biografia di trecentocinquantasei pagine (edita da Adelphi) di un personaggio contraddittorio che suscita fascino e fastidio, compassione e detestabilità.

Credo sia proprio l’instabilità emotiva, di Carrère come del lettore, nei confronti di un uomo sconfitto – che, tuttavia, non ha mai posto limite agli slanci vitali e alla propria esistenza – ad aver reso, nel mio immaginario, questo avventuriero politico e – per la critica nostrana – scrittorucolo da due soldi uno dei grandi protagonisti della seconda metà del novecento e dei nostri giorni.

Tornando a questa mattina, rientrato a casa mi è capitato di leggere un’intervista di qualche giorno fa rilasciata da Limonov a “La stampa”.

Il capo del partito nazional-bolscevico, oggi settantunenne, avversario politico di Putin e accusato di terrorismo dal governo di quest’ultimo, si dichiara pronto ad intervenire con una banda di volontari per sostenere l’indipendenza della Crimea ed i russi d’Ucraina.

Vi dirò, se Limonov fosse solo il protagonista di un romanzo farei il tifo per lui. La realtà è, invece, talmente ingarbugliata ed io tanto superficiale da conoscere la questione Ucraina-Crimea-Russia in modo così approssimativo che non posso far altro che guardare Édichka con affetto e simpatia ma continuare a fare il tifo per quelli che, se non ho capito male, stavolta sono i buoni: gli ucraini.

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