Cinque racconti molto brevi

BREVE VITA DI UN DOPPIO

Un uomo di nome Gianni, residente a Montecompatri, raddoppiò improvvisamente mentre viaggiava sul volo Roma – New York.

Era già accaduto che un uomo raddoppiasse improvvisamente: ricordiamo, ad esempio, il caso di Papa Innocenzo II e del suo doppio Papa Innocenzo II-bis – che si dice amasse gli uomini molto giovani e il gioco d’azzardo – e il raddoppio improvviso di quel giovane contadino del Vermont il cui doppio diventò un geriatra di Cantù.

Non era mai accaduto, tuttavia, che un uomo raddoppiasse in volo: tale eventualità, infatti, non era regolamentata dalle norme internazionali sull’aviazione civile.

“Signor Gianni-bis, sono spiacente di comunicarle che il nostro aereo non è dotato di posti a sedere aggiuntivi per eventuali raddoppi improvvisi”, disse il comandante al doppio, pochi secondi prima che il bagaglio del signor Gianni da Montecompatri esplodesse.

QUESTIONI CONDOMINIALI HEGELIANE

Tra le vicende biografiche più interessanti riguardanti Georg Wilhelm Friedrich Hegel v’è senza dubbio la breve permanenza del filosofo tedesco, nella primavera del 1799, in un condominio di Francoforte.

Trasferitosi il 3 di aprile in un nuovo appartamento, Hegel fu costretto a condividere pianerottolo e bagno con un vecchio prussiano amante delle dispute condominiali ed avversario del nuovo idealismo tedesco.

L’anziano, indispettito dagli studi hegeliani, durante una riunione di condominio domandò all’amministratore di ricalcolare la quota spettante al noto filosofo per l’amministrazione ordinaria dell’edificio.

Il vicino di Hegel, tuttavia, era molto vecchio: dopo la sua morte, avvenuta a due giorni dalla riunione di condominio, tutti si disinteressarono della questione relativa alle quote condominiali.

Nessun condomine sfidò mai più Hegel.

LOTTA DI CLASSE AL COMPLEANNO DEL PICCOLO GIANNI

Arriva poi il momento in cui i bambini e i loro genitori sono chiamati attorno al festeggiato, così che il piccolo Gianni (otto anni, residente con i suoi genitori a Montecompatri) possa scartare i pacchi e sollevarli al cielo accompagnato dal coro “scarta-la-carta-scarta-la-carta”, così che tutti vedano il bel-regalo/regalo-di-merda ricevuto dal generoso/micragnoso amico.

Adesso è il momento del dono del piccolo Pietro, nove anni, ripetente, figlio di poveri, impaziente di essere messo alla berlina ancora una volta.

“Ahahah, che regalo di merda mi toccherà questa volta? Eh, Pietro, cosa mi hai regalato? L’ennesimo matitone con scritto «Saluti dal Lago di Bracciano?»”, ride il piccolo Gianni, cercando e trovando il sostegno degli altri bambini e dei loro genitori.

“SCARTA-LA-CARTA-SCARTA-LA-CARTA”

Gianni scarta.

BUM!

13 morti, 25 feriti.

UN VIAGGIO NEL TEMPO

C’era un tizio di nome Gianni che aveva inventato e costruito una macchina del tempo nella sua rimessa agricola a Montecompatri.

“Macchina infernale” diceva tra sé e sé da mattina a sera “i viaggi nel tempo potrebbero creare un cortocircuito esistenziale e distruggere l’intera umanità”, e ancora “non avrei dovuto inventarla, maledizione!”

Ossessionato dalla sua creazione, decise di utilizzare la macchina del tempo per incontrare il Gianni del passato e convincerlo a non inventare e costruire la macchina del tempo così da evitare quel cortocircuito esistenziale che avrebbe distrutto l’intera umanità.

Azionò la macchina del tempo, fece un gran rumore.

“Secondo i miei calcoli dovrei essere nel 1997”, disse Gianni subito prima che lo cogliesse un malore fatale nel 1963.

IL MIRACOLO DI SAN GENESIO

Un giorno d’estate del 1523 San Genesio visitò un lebbrosario a Cantù.

“San Genesio, guariscimi”, urlava uno, “salvaci, santissimo”, lo implorava un altro.

“Purtroppo potrò salvare solo uno tra voi”, disse il santo scrollando le spalle.

“Scegli me”, urlava uno, “guarisci me, ho famiglia”, lo implorava un altro.

“È una scelta difficile”, disse il santo osservandoli, “guarirò a caso”.

Allora alzò le mani verso il cielo, disse una preghiera, poi si avvicinò al più vecchio e malandato tra i lebbrosi e disse: “ti ho guarito!”

“Grazie San Genesio”, sussurrò l’uomo guarito dalla lebbra subito prima di morire per vecchiaia.

[Foto di copertina: Cinque scugnizzi suonatori di triccheballacche]
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