Farfalle

smoking butterflyMaurizio ha trentadue anni, la pancia alcolica e il bicipite di un lanciatore di briciole ai piccioni. Di giorno è sempre solo in casa, mangia insaccati, perché non sa cucinare.

Fuma, fuma parecchio. E’ un autore tv perché, a soli ventiquattro anni, trombò la figlia di un regista della Rai di tre anni più grande di lui, in verità piuttosto bruttina. Una botta, una tacca. La piuttosto bruttina diventò un vero cesso. Loro figlia ha solo sette anni e, dei bambini è peccato dirlo, ma, mettiamola così, è palese il suo destino da inchiavabile.

Maurizio, da sempre poco brillante, è quello che scrive i testi del “Lotto alle otto”. Si fa le seghe nella doccia pensando a Luisa, la figlia di quello del secondo piano.

Luisa ha sedici anni e proprio questa mattina ha masturbato il suo compagno di banco Piero mentre la professoressa di matematica spiegava gli integrali. Dopo la scuola è tornata a casa e sua madre le ha detto di cambiarsi quei pantaloni macchiati, “è colla, stai più attenta a dove ti siedi, la prossima volta”. Lei annuisce, poi le chiede “papà?”. Suo padre sta morendo, ma Luisa e sua madre, questo, non possono saperlo. Mancano pochi secondi. Un colpo secco al cuore. Zac. Un tonfo.

Al centralino del Pronto Soccorso risponde Valerio, uno che la morte l’aveva cercata, non trovandola, lanciandosi da una finestra al piano terra. “Stia calma signora, non si incazzi, le mandiamo qualcuno appena possibile”. Sbuffa, Valerio. “Una rompicoglioni” dice alla sua collega. Lei fa cenno di sì con la testa. Lui le mima il gesto di una sigaretta per dirle “vado a fumare”.

L’ex moglie di Valerio, Roberta, ha conosciuto da poco Caterina, la quale viene da una relazione difficile con Michele. Roby e Cate si frequentano. Parlano, parecchio. Si sfiorano la pelle come si vede solo in certi film e si ascolta solo in alcune canzoni. Ma Caterina non
è convinta. Non se la sente di amare una donna.

“Una lesbica del cazzo!”, urla Michele a Maurizio al telefono.
“Stai a fa’ il fascio adesso, daje”
“Fascio stocazzo! Io m’ammazzo, dioporco”

Maurizio cerca di calmarlo ma non c’è niente da fare. Michele l’ha vista che accarezzava la mano di quell’altra e quasi non ci restava stecchito. “Un atteggiamento inequivocabile”, ripete urlando. Michele si ammazza, stasera, o almeno così dice. “Non posso farcela. Affrontare gli sguardi, i sorrisi stronzi”. Le invia un essemmesse, “chiamami Caterina, chiamami, per favore, chiamami, dimmi che ti piace il cazzo”. Caterina non chiama. Michele, stremato, in preda ad un esaurimento nervoso, cade esanime a terra e lì dorme per quasi ventiquattro ore.

Intanto io sto in casa, a gambe incrociate, a cercare le mie farfalle sul muro. Poi le trovo, finalmente. Tutte vicine. Fumano. Fumano tutte. Scendo al bar a prendere qualcosa da bere, dico loro di aspettarmi, ma quando torno in cima sono già tutte volate via.