Favola di Rocamadour

E poi c’era Rocamadour, il bambino immortalato da Roberto Bolaño in un racconto incompiuto e per nulla memorabile. Rocamadour, sfuggito per miracolo alla morte nel disastro del Concorde del duemila e sfigurato in volto, era rimasto in un rigo a comporre terzine – la sua grande passione – attendendo che il creatore lo portasse in un’altra pagina. Aveva passato in quel rigo quindici anni e composto milioni di terzine, esaurendo ogni combinazione possibile tra i vocaboli di uso comune e quelli inventati per ammazzare il tempo, poi, stanco di tutta quell’immobilità, aveva abbandonato il racconto incompiuto e per nulla memorabile per andarsene in giro per il mondo. Gli trovai un lavoro minorile in una piantagione di pomodori del cilento, di notte il padrone lo teneva incollato con la schiena ad un muro, mi disse che i bambini di carta erano un ottimo affare, infaticabili e di poche pretese. Rocamadour era felice nella piantagione, poi piovve e si fece poltiglia.

[Foto di copertina: Roberto-bolaño-españa | Pedtrotidns | CC BY-SA 4.0]
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