Il fondatore

Il fondatore

Il fondatore era morto, non c’era alcun dubbio – ne avevano parlato i telegiornali ed i funerali del vecchio erano stati addirittura trasmessi in diretta sul canale Youtube delle Onoranze Funebri Celebrati di Vivacchio nell’Emilia – ma, tenendo fede alla réclame del mobilificio che aveva creato [“mettiamo l’anima in tutto quel che facciamo”], il suo spirito soggiornava in uno dei suoi armadi [il mio] passando le giornate ad appaiare e spaiare calzini.
 
Il signor Tavolini era morto, eppure mia moglie temeva che ci osservasse nell’intimità: “che ci guardi pure”, le dicevo, nascondendo in una carezza il disagio per quel forzato e bizzarro ménage à trois, la voglia di adempiere in pochi secondi ai doveri coniugali, alla liberazione del corpo e dello spirito.
 
Il mio amico Pietro, invece, aveva intrapreso una relazione con lo spirito di una badante ucraina ventenne che albergava nella credenza di sua nonna.
 
“È un fantasma molto sensibile (e il sesso con lei è fantastico)”
“E come fate con la vecchia?”
“Lei osserva”
“È bello vederti tanto felice”
“Già”
 
Poi una sera io, mia moglie, il signor Tavolini, Pietro e la sua fidanzata ce ne andammo a cena tutti insieme in uno di quei ristoranti attrezzati riservati ai clienti della ditta Tavolini e ai loro mobili fantasmagorici.
 
I facchini adagiarono fianco a fianco il nostro armadio e la credenza della nonna di Pietro.
 
Il signor Tavolini e la badante scoprirono di avere almeno tre punti in comune. Entrambi erano morti. Entrambi amavano appaiare e spaiare calzini. Entrambi vivevano in un mobile fabbricato dalla ditta Tavolini – “ci mettono l’anima”, aveva detto la ragazza (e il vecchio aveva annuito soddisfatto).
 
Dopo il dessert – e qualche bicchiere di troppo – lo spirito del signor Tavolini balzò nella credenza.
 
“Ci osservano”, disse la giovane.
“Che ci guardino pure”, disse il fondatore.
[Foto di copertina: Mr.TinDc | My Sock Drawer]