Immortale Beethoven

Immortale Beethoven

Incontro il maestro in una casa nobiliare di Napoli.

Fu affidato alle cure della mia famiglia da Ike Eisenhower in persona – racconta la signora Cicala – gli americani lo avevano appena strappato dalle mani dei tedeschi.

Aveva poco più di centosettanta anni ed era già sordo da almeno centoventi – interviene la signorina Cicala – non è stato facile per un uomo reso immortale dalla musica accettare di non poter ascoltarne.

Mangia poco e non dorme quasi mai – dice nonno Cicala – ma guarda molta televisione.

Guarda sempre la televisione – sottolinea il pro-zio Cicala.

Sa, il maestro ha sofferto di una grave depressione fino all’invenzione della pagina 777 del televideo – aggiunge la cugina Cicala.

Può aiutarlo? – mi domanda zia Cicala.

Certo – rispondo io – vedrete che grazie all’apparecchio acustico di mia invenzione l’udito del maestro tornerà quello di due secoli fa.

È un onore, dico al più-che-bicentenario immobile a venti centimetri dallo schermo del televisore.

Applico il minuscolo apparecchio al suo orecchio sinistro – mi sente maestro? Il vecchio mi guarda, stupito e commosso.

Ha funzionato, esulto.

Finalmente potrà tornare a comporre sinfonie – dice la signora Cicala.

Finalmente potrò far parte del pubblico in studio di Uomini e Donne – dice Beethoven.

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