Skip to content

L’Aniene è a due passi

Ecografia“Non può essere mio”, insisto, cercando di estrarre, con infinita difficoltà, una sigaretta dal mio pacchetto morbido.
Lei ride contraendo le labbra, mi fa “e perché mai?”.
Sì, perché? Le sigarette si rovesciano a terra, bestemmio, mi metto gattoni a raccoglierle.
Prendo tempo.
“Perché?”, insiste lei.
“Senti, fai come vuoi”, le dico io. Metto una ad una le sigarette sul tavolo della cucina.
Sono diciannove.
“Sono diciannove”, mi dice lei.
“Lo so, le ho contate anch’io”, ne prendo una e l’accendo.
“Vuoi un caffè?”, chiede lei.
Annuisco. Guardo verso il terrazzo. Potrei prendere la rincorsa e lanciarmi da lì, “ecco, dammi un momento”.
“Non lo vuoi il caffè?”, mi guarda.
“Sì, lo voglio”.
In tasca ho un biglietto dell’Atac e venti euro. Un biglietto dell’Atac e venti euro. Il terrazzo è lì a due passi. “Un biglietto dell’Atac e venti euro”, dico io.
“E con ciò?”, mi domanda.
“E’ tutto ciò che ho. Prendi questo biglietto dell’Atac e questi venti euro e tanti auguri”.
Ride. Cazzo ridi. Pum-pum-fiiiiiiii. Dannata eiaculatio precox.
“Non può essere mio”, riprendo il discorso, “sono sterile. Fumo due pacchetti al giorno, mangio male, bevo peggio. Porto il cellulare nelle tasche dei jeans, proprio vicino ai testicoli”.
Ride di nuovo.
“Senti, parliamoci chiaro. Se non lo vuoi posso abortire”.
Maledetta eiaculatio precox. Vado a buttarmi nell’Aniene, è qui a due passi.
“Devo andare a comprare le sigarette, torno subito”.
Mi porge il caffè, “ne hai diciotto, scemo”.
“Sì, ma queste non mi piacciono più, ne voglio di più leggere”.
“Bevi questo dannato caffè e datti una calmata. Parliamo”.
“No”.
Mi lancio verso il portone ma lei è più veloce di me. Mi prende per un braccio.
“Ok, cerchiamo di ragionare”, le dico.
Molla la presa, tento di nuovo la fuga. Non attacca.
“Ragioniamo”.
“Sì”.
“Sei sicura di essere incinta?”
“Sì, ho fatto il test tre volte”.
“Sei sicura che sia mio?”
“Sì”.
“Se è un maschio posso chiamarlo come mio padre?”
“Come si chiama tuo padre?”
“Evaristo”
“No”
“Devo fare una telefonata”
Vado in terrazzo, la tentazione di gettarmi in strada a testa in giù è forte. Dannate vertigini.
Maledetta eiaculatio precox.
Chiamo mia madre.
“Pronto”, risponde.
“Presto sarai nonna”, le dico senza neanche salutare, facendo attenzione a scandire bene le parole.
“Che bella notizia!”
“No”
“Un piccolo Evaristo”
“No”
“Perché no?”
“Lei non vuole”
“Sicuro che sia figlio tuo?”
Butto giù. Spengo il cellulare.
Torno in casa.
“Senti, io ora devo andare”
“Dove?”
“Mia madre ha avuto un infarto”
“Ti accompagno”, dice apprensiva.
“Non mi sembra il caso”, la tranquillizzo.
Mi abbraccia.
“Sicura che sia mio?”
“Sì”
“Dannata eiaculatio precox”
“Sì”
“Ci sentiamo, allora”
“Dimentichi le sigarette”
“Ah, vero”
Raccolgo le sigarette sparse sul tavolo della cucina. Lei mi fa toc-toc sulla spalla.
“Senti, se non vuoi fare il padre lo cresco io, senza problemi”.
“Davvero?”
“Sì”
“Va bene”
“Davvero?”
“Sì”
“Allora sei proprio stronzo”
“Scherzavo”, simulo una risata.
“Domani devo andare dal ginecologo”
“Ti accompagno. A che ora?”
“Alle tre”
“Ok, passo a prenderti per le due e trenta”
“Va bene”
Mi apre il portone.
Bacio.
Il portone si chiude alle mie spalle.
L’Aniene, ricordo, è a due passi.

Be First to Comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: