Le ultime parole di Gerald Ford

Le ultime parole di Gerald Ford

Tre colpi di tosse, distanti pochi secondi l’uno dall’altro, furono sufficienti alla signora Anna per decidere  che suo figlio Matteo non avrebbe più lasciato la loro casa di Vivacchio nell’Emilia fino al compimento del sesto anno di età.

La vita proseguì serenamente fino al giorno in cui la signora Pia telefonò alla signora Anna per comunicarle di aver iscritto suo figlio Luigi ad un corso di lingua inglese.

“Non c’è futuro per i giovani in Italia”, sentenziò la signora Pia, “ricordi mio cugino Pino?”

“Certamente”

“Qui a Vivacchio era un semplice lavapiatti. Un giorno ha detto basta ed è partito per Londra. Oggi è un dishwasher account!”

“Diamine, sembra un ruolo di responsabilità”

“Lo è, eccome! Ma credi forse che sarebbe diventato un pezzo tanto grosso se non avesse studiato la lingua inglese?”

Il cuore della signora Anna andò in mille pezzi nello scontro con la ragione, “anche Matteo frequenterà un corso d’inglese”, disse.

Fu allora che sentì Matteo tossire, lasciò cadere il telefono a terra, corse da lui per assicurarsi che stesse bene.

Ma Matteo non c’era più.

Aveva lasciato la loro casa di Vivacchio nell’Emilia con un anno di anticipo.

“È accaduto di nuovo”, pensò il vecchio svegliandosi.

“Gerald, what’s happened?”, domandò la signora Betty strattonandolo.

Restò in silenzio, rimpianse di non aver mai frequentato il corso d’inglese del quale parlava sua madre l’ultima volta che la vide.

Ebbe la sensazione che quel corpo lo avrebbe lasciato da un momento all’altro — “vago senza meta nello spazio e nel tempo da troppi anni“ disse a Betty, ”mi piacerebbe tornare a casa, un giorno” — tre colpi di tosse — chiuse gli occhi a più di un oceano di distanza dal paese in cui sarebbe nato poco meno di dieci anni dopo.

Nei giorni del lutto Betty si tormentò domandandosi cosa volesse dirle il marito con quelle incomprensibili parole farfugliate in fin di vita.

“Damned arteriosclerosis”, concluse.

[Foto di copertina: Thomas J. O’Halloran | Library of Congress’s Prints and Photographs division]
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