Prove tecniche d’integrazione tra il popolo italiano e quello bengalese

“Sei Jamal? Il figlio di Uttam?” mi disse un collega anziano nella stazione della metropolitana di Cinecittà.
“Sono proprio io! Lei chi è?”, domandai all’uomo dal capello imbiancato.
“Sono Maui, ero molto amico di Uttam, tuo padre! Ti ho riconosciuto subito! Quando sei arrivato?”
“Da due settimane”, risposi.
Scrutò i fiori che avevo in mano, “in questa stazione purtroppo c’è poco mercato per le rose ma, quando piove, con gli ombrelli si fanno buoni affari, sei in prova?”
“Sì, fino alla fine del mese”
“Da chi?”
“Da mio cugino, ha aperto un ventiquattrore al Pigneto”
“Vedo che conosci già bene la città”
“No, conosco solo il Pigneto”
Maui sorrise, io mi sentivo un po’ in imbarazzo, poi mi disse “sentimi ragazzo, io sono vecchio e non ho eredi, tuo padre era un grande amico per me, potresti affiancarmi, io potrei insegnarti i trucchi del mestiere…”
Tagliai corto “grazie ma sono certo che mi troverò bene con Mrinal [mio cugino, nds]”
Maui sorrise, ci dividemmo.

Era primavera, c’era un sole che spaccava le pietre quel giorno, lui tornò all’uscita che gli aveva assegnato il suo capo con gli ombrelli in mano ed io alla mia con cinquanta fottutissime rose.
Era passata qualche ora quando entrò nella stazione della metropolitana la ragazza con la gonna più corta che avessi mai visto, uno straccetto di cotone giallo lungo nemmeno cinque  centimetri.
Le offrii un fiore, lei, ciancicando una gingomma, mi sorrise e rifiutò.
La guardai oltrepassare il tornello e svanire.
A sera non avevo venduto neanche una rosa.
Non avevo i soldi per tornare al Pigneto da mio cugino, così dovetti chiedere un prestito a Maui di un euro e cinquanta.

Arrivato al ventiquattrore di Mrinal lui mi accolse abbracciandomi, “non importa se non hai venduto niente, imparerai”.
“Non credo che questo lavoro faccia per me”, gli dissi io.
“E cosa vorresti fare? L’attore di Bollywood?”, mi canzonò.
“Sì”, risposi io serio, “mi piacerebbe molto fare l’attore di Bollywood”.
“Guardati allo specchio”, mi disse Mrinal incazzato, “sei alto un metro e cinquanta, hai i denti sgangherati e lo sguardo di un pesce! Svegliati cugino!”
Poi entrò un cliente e io decisi di andarmene a zonzo per il quartiere.

Mi ritrovai ad un certo punto in un vicolo buio non lontano dal negozio di Mrinal quando  incontrai di nuovo la gonna che avevo già visto nel pomeriggio, questa volta di colore  azzurro.
Facendo attenzione a non farmi notare seguii la ragazza sculettare fino ad un portone.
Il suo palazzo non aveva il portone così non feci fatica ad infilarmi dentro e seguirla sulle scale.
Lei si accorse della mia presenza e si voltò, io feci finta di niente e passai avanti.
Lei si fermò al primo piano, inquadrai l’ingresso del suo appartamento, io raggiunsi il secondo e mi fermai per far rallentare il battito del cuore.
Ero innamorato!

Cominciai a lasciarle davanti al portone, ogni mattino, una rosa e una frase d’amore, utilizzando le parole dei più grandi poeti bengalesi, da Ishwar Chandra Vidyasagar a Biharilal Chakravarty fino a Kaykobad.
La sera tornavo di corsa dal lavoro per appostarmi nel suo vicolo nella speranza di incontrarla e, ogni volta, la gonna più corta che avessi mai visto pareva sempre più corta e si mostrava in diversi colori ed io finivo per sporcare sempre di più il bagno del ventiquattrore di mio cugino.

Accadde una sera che ero appena tornato dal lavoro e stavo consegnando a Mrinal le rose invendute quando la gonna più corta che avessi mai visto entrò nel ventiquattrore.
Poggiò sul bancone tutti i biglietti da me scritti e disse qualcosa in italiano.
Io sorrisi, intervenni nel discorso.
Lei sembrò non capire, allora presi a parlare bengalese più lentamente.
Mi sembrò non comprendere, dunque pregai Mrinal di tradurle in italiano le mie parole: “Io ti amo, mi sono innamorato di te dalla prima volta che ti ho vista”.
Mrinal disse qualcosa in italiano.
Lei sorrise, poi, guardando mio cugino, disse qualcos’altro in italiano.
Mrinal disse ancora qualcosa in italiano.
Lei disse un’ultima parola, poi si voltò verso di me, mi scostò, andò verso Mrinal e lo baciò.
Le loro lingue si incrociavano e Mrinal mise la mano sotto la gonna più corta che io avessi mai visto.
Fu in quel preciso momento che capii che non avrei potuto più vendere rose per conto di mio cugino e, dal giorno successivo, cominciai ad affiancare il vecchio Maui nella vendita di ombrelli.

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