Racconti autunnali

UN MENDICANTE IRACHENO

C’era a Roma un mendicante iracheno che aveva perso un paio di gambe e un paio di figli in guerra, ma non la speranza di ritrovare queste due paia disperse.

Sua moglie, invece, aveva perso la testa durante una sortita alla mensa dei poveri di Città del Vaticano, dove aveva intravisto ed inseguito Padre Georg, chiedendo per sè le attenzioni riservate a Benedetto.

Il mendicante che aveva perso un paio di gambe e un paio di figli in guerra e una moglie – che aveva a sua volta perso la testa -, aveva perso anche l’allegria ma non la speranza.

C’erano in guerra un paio di figli e un paio di gambe che sognavano di raggiungere un mendicante iracheno perduto in una pace lontana.

Il mendicante iracheno, invece, aveva perso un paio di gambe e un paio di figli in guerra, una moglie – che aveva a sua volta perso la testa -, l’allegria e la dignità, ma non la speranza.

Poi perse la vita, nella pace di una notte d’inverno incartonata sotto l’Arco de’ Cenci.

CHARLIE

Lettore che cerchi in queste parole una risposta alla domanda per antonomasia di questi primi decenni del secolo nuovo, ti trovi nel posto sbagliato. Non ti dirò perché una rana antropomorfa di nome Charlie sia diventata l’uomo più potente del mondo. Ti racconterò come è accaduto – in modo breve, perché poi dovrò tornare in cucina per preparargli uno stufato di mosche.

Il pediatra che per primo visitò Charlie dopo il parto annotò sulla cartella clinica che non aveva mai visto nulla di simile: “il bambino ha fattezze d’anfibio”. Fecero chiamare un veterinario perché facesse luce sulla questione, ma non aveva mai visto nulla di simile – annotò sulla cartella clinica “la rana ha fattezze d’essere umano”.

“Lo chiamerò Charlie” disse la signora Anna ai giornalisti corsi ad ammirare il prodigio. La donna, assurta a simbolo del femminismo e di libertà sessuale, morì affogata in uno stagno durante un’orgia: Charlie aveva appena tre anni.

Charlie fu affidato a suo padre, un irresponsabile rospo di nome Francesco, che viveva a San Diego ed aveva intrapreso una relazione anfibiosessuale con un attore di nome Vincent Pranz.

La rana antropomorfa non imparò mai come parlare, leggere o scrivere ma apprese benissimo il gioco del tennis: “Charlie il grande”, il re di Wimbledon, Roland Garros e Melbourne, le squame buone dell’America, il volto simpatico dell’imperialismo.

Di lì a divenire Presidente degli Stati Uniti d’America il passo è stato breve. Ti racconterei molto altro ma è ora di pranzo, Charlie reclama il suo stufato di mosche.

I VIAGGI NEL TEMPO DEL NONNO DI GIUSEPPE

Il mio amico Giuseppe racconta che suo nonno viaggiava nel tempo, ma solo un minuto nel futuro e circa una volta l’anno – “non so dirvi che razza di superpotere fosse il suo, si dileguava per sessanta-secondi-sessanta e poi riappariva come nulla fosse” – il nonno di Giuseppe faceva di mestiere il poeta dialettale, il netturbino per passione – “che poi viaggiare sessanta-secondi-sessanta nel futuro é poco più di un trucco da circo” – il nonno di Giuseppe ha incontrato Ungaretti, Montale e Bondi – “in sessanta-secondi-sessanta si fredda appena una tazzina di caffè” – il nonno di Giuseppe era un maestro nella pulizia delle caditoie – “una volta l’anno gli si gonfiava un organo interno che nemmeno lui sapeva come trattenersi, poi lo lasciava esplodere ed era già futuro, ma solo per sessanta-secondi-sessanta” – il nonno di Giuseppe è morto alla seconda occasione – “quando arrivò il suo momento lasciò esplodere l’organo interno” – il nonno di Giuseppe viaggiò sessanta-secondi-sessanta nel futuro, quando il suo appuntamento con la morte era già passato – “qualche tempo dopo la morte fece un secondo tentativo, lo prese nel sonno” – Giuseppe avrebbe voluto far esplodere per un’ultima volta l’organo interno ma il nonno era già trapassato.

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