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L’angelo innamorato. Sull’addio di Angelillo all’Inter

Antonio Valentin Angelillo nacque nel 1937 nella parte sud di Buenos Aires da una famiglia modesta, nel barrio di Parque Patricios, zona che fino all’inizio del secolo aveva ospitato le discariche e il cimitero dei morti per l’epidemia di febbre gialla che aveva colpito la capitale nel 1871 e che, proprio in quegli anni, si sviluppava come quartiere industriale e operaio.

Il figlio del macellaio – che aveva permesso al suo unico figlio di studiare e diventare perito meccanico – era fortissimo nel gioco del pallone: a quindici anni giocava già nell’Arsenal, a 18 nel Racing, a 19 era titolare nel Boca Juniors e nella nazionale argentina al fianco di Sivori e Maschio.

all’Arsenal, vicino a casa, ragazzino, […] era davvero una scuola, lì erano cresciuti Di Stéfano, Maschio, l’allenatore era Fortunato, un vero maestro. Quando ancora ero la mascotte vennero a vederci Perón e Evita, davamo spettacolo. Perón mi vide e mi regalò cento pesos, una bella cifra allora

Addio Antonio Angelillo, l’«oriundo» principe dei goleador. L’ultima intervista (Italo Cucci su Avvenire, 8 gennaio 2018)

Sarà lo stesso Perón a decretare l’esilio di Angelillo dall’Argentina quando quest’ultimo non accetterà la chiamata di leva per firmare un contratto con l’Inter: considerato renitente, non potrà tornare in patria per vent’anni.

Nel 1957, primo anno a San Siro, la mezzala argentina segna 16 reti e ciononostante delude il presidente Angelo Moratti, che confida Gianni Brera:

mi sa che sono stato imbrogliato: l’Angelillo che mi hanno mandato non è quello vero!

traduzione in italiano corrente del milanese “Second mi n’ han mandà minga quell giust” in Antonio Valentin Angelillo, il centravanti innamorato invidiato da Herrera (Antonio D’Orrico su Corriere della Sera, 8 gennaio 2018)

Nessuno raccontò meglio di Gianni Brera i fatti che seguirono: le gesta calcistiche, la nostalgia per la patria negata, l’amore discusso per una cubista sposata con un altro uomo.

due scapoli, Fongaro e Masiero, due veneti sgherri […] pilotarono A.V.A. dove Ilya gorgheggiava Grazie dei fior […] La Ilya prese in braccio Antonio Valentin e se avesse potuto l’ avrebbe pure allattato. Antonio ritrovò gli estri mammoni che avevano consolato la sua malinconica adolescenza sulla Boca. I suoi occhi tornarono vivi. Il profilo era nobile. Il naso leggermente aquilino e la bocca ben tagliata lo facevano somigliare a Ramon Navarro. Con la differenza che Ramon era un nano, mentre lui, il nostro A.V.A., era un principe de la pelota […] io adoravo A.V.A. e Ilya me lo portò una sera all’ osteria da Chang e mi confidò di averlo fatto vistare da uno psicologo, il cui verdetto era stato che el mas grande centerforward del mundo aveva la capa d’ un ragazzino di 14 anni non ancora compiuti. Io dissi a Ilya che nessuno si sarebbe mai sognato di chiedere l’ attacco dell’ Orlando Furioso o del don Chisciotte a Di Stefano o a Rivera. Ilya me ne fu grata e A.V.A. completò con lei la propria educazione sentimentale.

L’angelo innamorato (Gianni Brera in La Repubblica, 24 agosto 1989)

Nel secondo anno all’Inter Angelillo segnò un record di gol ancora imbattuto per i campionati di calcio a 18 squadre – 33 reti in 33 partite giocate – poi ancora 11 reti e 8 reti nelle stagioni successive finché Helenio Herrera costrinse il presidente Moratti alla cessione dell’esule argentino alla Roma (stando a Brera, l’allenatore era geloso del successo con le donne del suo attaccante).

In Dailymotion è stata caricata una bella intervista ad Angelillo che credo risalga all’epoca del suo trasferimento alla Roma nel 1961. L’attaccante – che nel frattempo ha ottenuto il passaporto italiano – tiene orgoglioso al suo fianco la scandalosa fidanzata Ilya.

Eleganti, i due innamorati replicano con estrema pacatezza alle contestazioni ricevute dai tifosi dell’Inter, parlano della tranquillità conquistata a Roma, della voglia di regolarizzare il loro rapporto di coppia, del desiderio di Angelillo di non essere considerato un oriundo ma un italiano a pieno titolo, nelle vittorie e nelle sconfitte.

Angelillo è stato un professionista del calcio per tutta la vita: giocatore, allenatore, osservatore.

Negli anni novanta e duemila tornerà alle dipendenze dell’Inter per portarle in dono dall’Argentina, tra gli altri, Javier Zanetti.

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