Diario di Giugno

3 giugno 2017 – Tifose attempate

Alla mia esultanza – peraltro moderata – per il secondo gol del Real Madrid contro la Juventus, una signora mi dà pubblicamente dell’imbecille.

Siamo a Frosinone Marittima, nota località di mare, lei sembra una professoressa di lettere in pensione, settant’anni almeno.

L’ostilità cresce con il numero di gol della squadra spagnola, la donna mi definisce barbone, poi talebano, poi insinua dubbi sulla paternità di mia figlia.

Finita la partita, la signora cambia umore, sorride sorniona, mi spiega che non tifa Juventus ma le spiace per Buffon, ama l’Italia ed odia Zidane “dopo quel che ha fatto nella finale del mondiale”.

La donna mette a bada la sua ingiustificata rabbia ed intolleranza nazionalista mascherata da tifo e patriottismo, ci salutiamo, le auguro un buon proseguimento di pensione a Frosinone Marittima.

“Domani mattina menerò un negro sulla spiaggia”, dice alla sua amica mentre mi allontano.

6 giugno 2017 – Gli amici di Gino Paoli

È pomeriggio a Frosinone Marittima, mia figlia gioca con la manopola di uno stereo portatile, becca una stazione tipo Radiomusicafresca, Gino Paoli canta di quattro amici al bar che aspirano a più di un impiego in banca – “ossia” penso a voce alta “aspirano a più di 36 ore settimanali di lavoro, più di tredici mensilità, ottimi stipendi, premi e bonus”.

“Papà, ma quanto sono presuntuosi gli amici di Gino Paoli?” sbotta mia figlia indignata, pronunciando la prima frase della sua vita.

7 giugno 2017 – L’Isis a Teheran

L’Isis tenta la presa di Teheran mentre attendo di essere servito in una tavola calda della zona industriale di Frosinone.

“Il terrorismo non cambierà le nostre abitudini” commenta l’anziana cameriera servendomi le patate lesse e i fagiolini – come ogni pranzo, come ogni giorno.

10 giugno 2017 – Un’insalata con Paolo

Pausa pranzo di un caldo venerdì di giugno, con il mio amico Paolo ci conosciamo da oltre venticinque anni, abbiamo frequentato le stesse scuole ed università, scoperto insieme Roma, Amsterdam e Barcellona, Philip K. Dick, Stanley Kubrick e Pamela Andersson, le sigarette, l’alcol e le prime calvizie, urtato pali con le macchine e lottato aspramente con la professoressa d’italiano durante l’ultimo anno di liceo.

Chissà cosa penserebbero di noi quegli studenti con tante aspettative infondate, un po’ svogliati e così kitsch, capelli lunghi e Che Guevara, che volevano diventare uno psicologo – Paolo – e “un giornalista d’inchiesta, un corrispondente dall’estero, comunque un viaggiatore” – io -, nel vederci oggi con la barba brizzolata e immersi nel capitalismo più spinto, un broker e un addetto alle vendite, mangiare frettolosamente un’insalata in un venerdì assolato lungo la via Tiburtina a Frosinone.

Ma se il lavoro è un mezzo per avere soldi e non un fine – penso – non possiamo dirci certo insoddisfatti ma felici, cosa manca a parte la possibilità di vivere con lentezza, il sabato libero, mangiare un’insalata senza fretta? Niente.

12 giugno 2017 – La scuola d’estate

La chiusura estiva – e spesso anche quella al sabato – delle scuole è al momento sostenibile solamente per i genitori con un un reddito medio-alto, quelli inoccupati (dio ce ne scampi) e quelli che di mestiere fanno gli insegnanti.

Ovviamente nessuno desidererebbe parcheggiare i propri figli – tranne forse quei due che ho incontrato sulla spiaggia domenica scorsa, tivvù portatile e selfie intonato con il costume, piccoli abbacchi antropomorfi al seguito (ma questa è un’altra storia) – ed è evidente – mi fanno notare – che le infrastrutture sono inadeguate.

Ma quando il sindacato dei professori e l’associazione dei genitori democratici (sic!) dicono – non sbagliando – che il ruolo della scuola non dovrebbe essere assistenziale ma formativo, dimenticando di aggiungere che mancano scuole adeguate alle nuove necessità e che gli insegnanti sono pronti a fare la loro parte (ridiscutendo i loro contratti, il loro orario, il loro ruolo e le loro ferie), non contestano tanto il ministro Fedeli quanto tutti quei genitori travolti da decenni di politiche a garanzia esclusiva delle imprese e dei dipendenti statali.

Volemosebbene, eh.

13 giugno 2017 – Il Movimento 5 Stelle e la gente comune

Il Movimento 5 Stelle è fondato sul principio che le scelte fondamentali possano essere prese – e i ruoli decisionali ricoperti – da gente comune (che si suppone onesta perché non ha riportato condanne penali e non ha già ricoperto ruoli pubblici e che non è caratterizzata ideologicamente – seppure spesso, a mio parere, il Movimento sposi idee di destra).

Premesso che non sostengo alcun partito e che mi ritengo incazzato quanto i grillini, il fallimento del Movimento mi pare inevitabile e scritto nei suoi principi: se è indubbio che tutti gli uomini sono identici per diritti e doveri – e dovrebbero avere tutti la stessa dignità, le stesse opportunità di scelta, di vita ed economiche -, è anche vero che se nella storia le decisioni (buone e cattive) fossero state prese dalla cosiddetta gente-comune senza la guida delle idee (buone e cattive) della gente-non-comune, avremmo sì evitato tantissime tragedie e ruberie ma vivremmo nelle grotte, emettendo suoni gutturali e ammazzando il tempo spremendo i punti neri l’uno dell’altro.

18 giugno 2017 – Divani

– Ti piace questo divano?
– Bello…
– Ma?
– Forse gli schienali sono un po’ bassi.
– Tutti i divani belli hanno gli schienali bassi.

Non vedo l’ora di raggiungere un’età che giustifichi l’acquisto di una fantastica poltrona a dondolo reclinabile.

21 giugno 2017 – Un ballo con Caterina

È sabato pomeriggio ad Alatri (FR) ed è il momento adatto per una veloce scorpacciata di musica – dove per musica s’intende altro da “Il Treno del nonno fa ciuf ciuf”, la “Danza per la panza” e “Nella vecchia fattoria”.

Accordato il permesso e partita questa canzone, mia figlia Caterina mi ha preso le mani, tirato su dal divano e costretto a ballare, lentamente, ciondoloni – un po’ come fosse la bella lavanderina che lava i fazzoletti eccetera eccetera -, poi al termine della canzone ha applaudito gli Arab Strap, forse il nostro goffo balletto, boh.

“È uno di quei momenti di fiducia totale ed amore incondizionato che mi emoziona come niente prima e che spero di non dimenticare quando scoprirai che non sono solo il tuo papà – infallibile perché tale – ma anche un uomo – fallibile perché tale”

“Non pensarci adesso”

“Come fa il cane?”

“Bau bau”

28 giugno 2017 – Internet e i vaccini

Mi pare che tra le cause principali del degrado degli anni dieci del ventunesimo secolo ci siano la mancanza di umiltà e il fraintendimento del concetto di libertà da parte delle masse impreparate alla potenza di internet come mezzo di comunicazione – che fa sentire qualsiasi persona in diritto non solo di dire la sua su qualsiasi argomento, ma anche di imporre al resto del mondo una realtà basata sul chiacchiericcio.

Pur scrivendo cazzate ed informandomi (anche) attraverso internet dal 1996, sono consapevole di non avere alcuna nozione di scienza e medicina e so che YouTube e Yahoo! Answers non sono fonti attendibili, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sì.

La salute pubblica e quella dei nostri figli non sono beni nella disponibilità del complottismo di alcun genitore.

[Immagine di Copertina: un momento degli attacchi di Teheran del 7 giugno 2017]
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