“È una vergogna vincere la guerra” dissi a voce bassa.
Curzio Malaparte parla in questo modo, nell’ultimo rigo di «La pelle», a un capitano americano di ritorno negli Stati Uniti, ed è davvero sempre stato così.
“È una vergogna vincere la guerra” dissi a voce bassa.
Curzio Malaparte parla in questo modo, nell’ultimo rigo di «La pelle», a un capitano americano di ritorno negli Stati Uniti, ed è davvero sempre stato così.
Nello Stadio di Wimbledon di Daniele Del Giudice c’è un tizio che a un certo punto dice che la mamma di Bobby Solo era «talmente bella che faceva fermare gli orologi».
Io non so proprio che incanto fosse la mamma di Bobby Solo, però mi pare un’espressione perfetta per esprimere l’ingenuo stupore di tutti di fronte alla bellezza.
Per quel che riguarda la patria, io sono sempre fermo qui:
La mia unica patria sono i miei due figli, Lautaro e Alexandra. E forse, ma secondariamente, certi istanti, certe vie, certi visi o scene o libri che stanno dentro di me e che un giorno dimenticherò, che è la cosa migliore che si possa fare con la patria.
Roberto Bolaño
Se c’è una cosa che mi riempie il cuore di dolcezza è il candore di Antonio Delfini.
Ti devo chiedere scusa per non avere avuto fiducia nelle tue polpette di pollo, quando le confezionavi. – Potrò mai riaverle tutte per me? Potrò essere perdonato? Quale racconto mai scritto da nessuno dovrò scrivere per riavere le mie polpette di pollo?
Poi smetto di leggere e torno lo stronzo di sempre.
Ho riordinato la pila di libri letti nell’ultimo anno e sono tornato su «Nastri» (Eretica Edizioni, 2017), un thriller distopico che tuttavia è apparso, a me lettore degli anni Venti di questo secolo, fin troppo aderente alla realtà. Alla base del racconto di Stefano Solventi c’è un’epidemia che sconvolge l’Europa (qui un virus che decima la popolazione maschile europea) e...
[…] Ho quarant’anni, quattro figlie e la sensazione di essere preso per il culo. Pochi giorni fa il segretario di redazione mi ha detto che non ho diritto ai giornali. «L’ha detto Moratti» al quale non mi sono rivolto per non dargli la possibilità di ridere sotto i baffi (che non ha). Mi è venuta un’idea, questa. Prendo la metà delle ferie arretrate (circa 120 giorni) e vado a Londra per imparare...
La notte del 27 ottobre del 1910, dopo oltre 48 anni di matrimonio e ben tredici figli, Lev Tolstoj mette in atto il meditato progetto di una fuga dalla sua tenuta di Jasnaja Polijana e, in particolare, da sua moglie. Sotto mentite spoglie, prende un treno diretto a Rostov sul Don in compagnia della sua complice e figlia prediletta Aleksandra e del dottor Makovickij. La determinazione...
«Itaglia», con la “g”, non è solo una licenza scolastica. Cʼè davvero gente che grida, anzi, scandisce: «I-ta-glia», «I-ta-glia», con una brutta “g” in più, cioè con un eccesso nazionalistico e un tantino fascistico dentro. LʼItalia non ha bisogno di una “g” in più, ma di gente onesta e pulita. E semmai di intelligenti rivoluzionari.Gianni Rodari, «Grammatica della fantasia»