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Il treno del Caucaso

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Gianni Rodari è stato forse il più grande giocoliere della lingua italiana. Ha scritto racconti surreali bellissimi, classificati frettolosamente come narrativa minore, e un mucchio d’altre cose: filastrocche, elzeviri, manuali, articoli di cronaca, poesie. Mi è capitato in questi giorni di incontrare una poesia che Rodari scrisse durante uno dei suoi viaggi in Unione Sovietica – prima ne...

La città dei vivi

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Mentre leggo La città dei vivi, il libro di Nicola Lagioia sull’omicidio Varani appena pubblicato da Einaudi, mi viene alla mente un’annotazione di Cesare Pavese che vado a rileggere di tanto in tanto – quando devo approcciarmi a fatti indicibili, quando il pensiero per gli amici sperduti si fa insopportabile – per non perdere di vista il fatto che sono stati solo alcuni dettagli a...

Sento la paura allontanarsi nel tempo

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Il ragazzo accigliato nella foto si chiamava Breece D’J Pancake. Prima di togliersi la vita, a ventisei anni, buttò giù alcuni racconti notevoli. Mi capita spesso di andare a rileggere uno tra questi, meraviglioso, intitolato “Trilobiti”, e di rimanere ogni volta a bocca aperta e col cuore in mano di fronte al senso di pace interiore e di pacificazione col mondo con il quale...

I calzari dei cardinali

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Ora tante cose io invidio ai cardinali, ma più di tutto le scarpe, che sono agili di fiosso, morbide di spunterbo e larghe, sì che le dita ci stanno ben distese e slargate nelle calze di seta rossa, senza duroni, né lupinelli, né accavallamenti del terzo sul secondo dito, né unghie incarnite come succede a noialtri laici.Luciano Bianciardi, La vita agra, Rizzoli 1962

Fare il duro

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Ma quel giorno di quell’estate erano abbastanza felici arrivando a Capri e lui avrebbe voluto dirle, vedendola così vestita: «Come sei graziosa» con vero e imparziale entusiasmo; ma non lo disse per timidezza, per timore di essere troppo parziale e anche perché voleva fare un po’ il duro.Goffredo Parise, Estate in Sillabario n. 1, Einaudi 1972

MU – La risaia in fiamme (20090 – Tipografia Helvetica)

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Sto leggendo un romanzetto molto bello. S’intitola “MU – La risaia in fiamme” (20090 – Tipografia Helvetica) e lo ha scritto Tommaso Labranca otto anni fa. Parla di un ragazzo di provincia mio coetaneo, ventinovenne all’epoca della narrazione, e dei suoi tentativi di fuga dall’entroterra molisano verso un luogo vago (l’iperborea costruita con le...

Mark Oliver Everett su Elliott Smith

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Nel 2008 Mark Oliver Everett scrisse una bellissima autobiografia intitolata Things the grandchildren should know – proprio come la canzone che chiude l’album doppio dei suoi Eels Blinking Lights and Other Revelations. Il libro fu pubblicato in Italia nel 2009 da Elliot con un titolo improprio e poco accattivante (Rock, amore, morte, follia e un paio d’altre sciocchezze che i...

L’ipocondria prima di Google

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Ricordo di essere andato una volta al British Museum perché avvertivo alcuni lievi sintomi – febbre da fieno, se non sbaglio – e volevo trovarvi una cura. Tirai giù il libro e, letto tutto quanto c’era da leggere a riguardo, finii, senza rendermene conto, a sfogliare le pagine e a studiare laconicamente le malattie in generale. Non ricordo quale fu il primo morbo nel quale mi...

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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