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Vladimir Vladimirovič Nabokov – Lolita (Adelphi)

lolita– L’hai letto Lolita?
– Non ne ho mai avuto voglia
– Perchè?
– Conosco la storia. Ho visto il film.
– Il libro è un’altra cosa.
– A me interessano le storie. Per lo stesso motivo non ho mai letto il Nuovo Testamento. Conosco la storia. Ho visto il film.

Lo avevo sul comodino da anni, questo “Lolita”, un’edizione di quelle che ti regalano i quotidiani con solo un euro in più. Dopo questo dialogo, per il mio compleanno, me ne regalano un’altra edizione, questa volta un’Adelphi.

Nello stesso periodo stavo leggendo il (meraviglioso) libro-intervista di Truffaut ad Hitchcock. Dovrei imparare a prendere note a margine dei libri per poi poter citare il testo esatto. Ad ogni modo, Sir Alfred, rispondendo a domanda di Truffaut, sosteneva che il film non dovrebbe mai essere paragonato al romanzo: in particolare, egli sosteneva che l’unica forma letteraria accostabile ad un film fosse il racconto, perchè concentrato di azione, senza punti morti o di attesa.

Tre indizi fanno una prova. “Lolita” che prende polvere sul mio comodino. Un altro “Lolita” pronto a dare inizio al processo naturale di ingiallimento delle pagine. Hitchcock che mi dice, più o meno: “Tu che ne sai che ne ha fatto Kubrick di quel romanzo?”. Ok, comincio a leggere.

Lolita è un romanzo sulla passione. Una passione dai canoni perversi ma così lineare che ti porta ad accettare la “mania” del protagonista, quasi che ogni amore dovrebbe essere realmente così.

Il racconto delle vicende, le emozioni dello scrivente (Nabokov mette la penna in mano allo stesso protagonista) sono piene di sensualità ed erotismo ma prive di qualsiasi connotato volgare od oscenità.

La vicenda scandalosa della passione di un quarantenne per una “poco-meno-che-adolescente” diventa un pretesto per raccontare “l’unica storia d’amore credibile del ventesimo secolo” (cit. George Steiner), la passione senza effetti speciali cui le vicende materiali fanno solo da contorno, quella che ogni essere umano, almeno una volta nella vita, ha vissuto.

E allora, vaffanculo Kubrick. Viva Nabokov.

Vado a leggere il Nuovo Testamento.

Pubblicato da Rockall il 16 maggio 2012

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