A occhio mi pare che i partiti e i sindacati di opposizione stiano compiendo un ennesimo enorme errore intestandosi la vittoria del no al referendum costituzionale sulla riforma Nordio.
Non credo, sinceramente, che siano riusciti a mobilitare più elettori e iscritti di quanti ne mobilitino di solito (forse anche meno, vista la campagna della «sinistra per il sì»), ma che piuttosto in tantissimi – soprattutto i giovani e giovanissimi – siano andati a votare per un no identitario, contro questo governo, le sue tendenze autoritarie, i suoi proclami da televendita e le sue alleanze internazionali irricevibili.
Sono gli stessi che non voterebbero mai quei partiti di opposizione, che non si iscriverebbero mai a quei sindacati, o almeno non oggi, perché quei personaggi non parlano la loro lingua, non rispondono ai loro interessi, non sono al loro fianco quando ne hanno bisogno.
Mi pare sinceramente difficile, poi, che qualcuno della “generazione Gaza” si avvicini a quei partiti e sindacati dopo il modo arrogante con cui hanno provato, all’ultimo, a intestarsi le piazze.
Esiste oggi una distanza culturale, economica e numerica enorme tra le generazioni, che hanno istanze diversissime tra loro.
Il paradosso è che le generazioni mediamente più ricche e in generale più numerose, quelle che decidono di fatto priorità e politiche, vivranno meno a lungo su questo pianeta e, comunque, stanno scrivendo il «dopo di noi» di tutti gli altri.
Servirebbe forse un voto ponderato per età?