Sul referendum mancato

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Sono solo uno tra i tanti firmatari della proposta di referendum per lʼeutanasia legale. È una battaglia di libertà che mi sta a cuore, così come la libertà delle donne di abortire (spesso ancora osteggiata, nonostante una specifica legge dello stato), così come mi sarebbero state a cuore – se avessi qualche anno in più – le lotte per il divorzio. Se penso a me stesso, sono quasi certo che non chiederei mai per me lʼassistenza al suicidio: sono un fifone terribile, e poi non credo in una vita ultraterrena. Di più, probabilmente se una mia amica mi confidasse di voler abortire proverei a convincerla nel portare avanti la gravidanza, e se una coppia stesse per sfasciarsi la esorterei a provarci ancora. Ma credo che siano tutte questioni che riguardano solo la coscienza del singolo individuo che pena, i limiti di dignità dellʼesistenza che ognuno di noi si pone, il diritto di scegliere sulla propria vita, la libertà di decidere di non soffrire di persone che esistono ora e qui, che sono tra noi in questo Paese anche se non le abbiamo mai incontrate, le abbiamo dimenticate o pensiamo di non conoscerle. Sono questioni che riguardano singole persone e i diritti di libertà di ognuno, scelte che non intaccano la società nel suo complesso. Quella per lʼeutanasia – come prima quella per lʼaborto e quella per il divorzio – è una battaglia che dovrebbe interessare tutti e che riguarda la possibilità per ognuno di disporre come vuole della propria vita e del proprio corpo. Siamo stati in tantissimi, mossi dallʼimmobilità del parlamento, a firmare per questo referendum sul quale non potremo esprimerci, comuni cittadini che oggi non sono meno liberi di quanto lo fossero lʼaltroieri ma che si sentono privati della loro voce e, in qualche modo, più impotenti.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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