Il canto di Natale

I

Natale era morto, tanto per cominciare.

Pur avendolo visto giacere senza vita, disteso e sepolto, quella mattina di dicembre Sisto ebbe l’impressione di riconoscerlo ovunque, nelle persone incontrate nei treni sotterranei di Londra, nei clienti, persino nei singoli chicchi di caffè che vendeva nella bottega di Soho dove lavorava come commesso. Fu poi la sera, disteso nel suo letto all’estrema periferia ovest della capitale inglese, che ebbe la certezza che Natale lo stesse cercando.

Non tremò di fronte allo spirito di Natale ma stette ad ascoltarlo, “Sisto, amico mio, da troppo tempo sei lontano dai luoghi natii”.

“Natale, povero Natale, in Inghilterra sto finalmente sfruttando la mia laurea in Vita conseguita presso l’Università della Strada. Perché dovrei tornare in Ciociaria, dimmi?”

“Effettivamente non so darti una risposta sensata, amico mio. Questa notte riceverai la visita di tre fantasmi, troveranno una risposta ai tuoi perché”, per poi allontanarsi canticchiando quel vecchio adagio secondo il quale la ciociara in procinto di maritarsi dona ad alcuni uno spago e ad altri una calzatura, “addio, Sisto, addio!”.

Sisto fece appena in tempo a prender sonno che l’aria si preparò ad accogliere il primo spirito e si fece gelida, allora aprì gli occhi e vide un uomo che lo scrutava. “Sono lo spirito dei ciociari passati”, disse prendendolo per mano e trascinandolo giù dal letto.

Sprofondarono nel tempo in cui giganti con un solo occhio costruivano mura megalitiche inseguendo raggi di sole impazziti, saltarono nell’epoca degli uomini dediti all’agricoltura e alla pastorizia, poi videro schiaffi ad Anagni, un papa imprigionato a Fumone, ancora uomini dediti all’agricoltura e alla pastorizia, Andreotti a Sora, Licio Gelli a Frosinone e Ciarrapico a Fiuggi, uomini dediti all’edilizia, finanziamenti pubblici sottratti al meridione, scarti di vitali industrie farmaceutiche e militari annacquati nel fiume Sacco.

“Quel bambino dovresti conoscerlo”, disse lo spirito dei ciociari passati. Sisto annuì. Il piccolo fuggiva da quattro buzzurri poco più grandi che lo deridevano e lo picchiavano sulla testa, poi si allontanavano emettendo suoni gutturali e prendendosi a spallate. “Spirito, perché mi fai vedere queste cose?”, domandò Sisto.

Poi gli mancò il respiro ed era di nuovo nel suo letto a Londra. “Io sono lo spirito dei ciociari presenti”, disse una bambina prendendolo per mano e trascinandolo giù dal letto.

Sprofondarono nella Ciociaria povera del presente, capannoni industriali abbandonati, attività commerciali inesistenti, fiume Sacco inquinato, uomini poco dediti ad agricoltura, pastorizia ed edilizia. “C’è tanta solitudine”, disse lo spirito mostrandogli l’animo e la paura degli uomini abbandonati. Nel mentre i quattro buzzurri emettevano suoni gutturali e tante cambiali, acquistavano automobili di grossa cilindrata e cocaina. “Spirito, perché mi fai vedere queste cose?”, domandò Sisto.

Cercò la mano della bambina ma non c’era più, ora c’era un cane che tentava di mordersi la coda. “Tu devi essere lo spirito dei ciociari futuri”, disse. La bestia abbaiò, poi disse “sì, sono proprio io, prendi il mio guinzaglio”. Sprofondarono nel tempo in cui trattori volanti solcheranno il cielo, alberghi e ristoranti pieni, floride attività commerciali, un manifesto che annuncia “Ciociaria 2040, XVII campionato mondiale di lancio del formaggio”, uomini e donne che si salutano e si abbracciano, pronti ad ascoltare e aiutarsi, i vecchi quattro buzzurri – ora non temuti né imitati – che rimpiangono di non aver mai imparato l’italiano, né a leggere né a scrivere.

“Spirito, è questa la Ciociaria del futuro?”, domanda Sisto al cane.

“Certo, potrebbe essere questa. Dipenderà dalla volontà degli uomini. E tu puoi dare una mano, puoi contribuire a rendere la Ciociaria un posto migliore”

“Dunque non v’è alcuna certezza di un futuro radioso”

“Ad essere sinceri, no”

“Allora resto a Londra”

Il cane lo morse a una gamba, Sisto si rotolò nel letto per il dolore.

“Il canto di Natale” è stato pubblicato nel numero di Dicembre 2017 di Gente Comune, periodico gratuito distribuito nella Provincia di Frosinone

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

Scritto da Antonio Coletta

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

Contattami