Sugli italiani in Jugoslavia

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Le vicende della presenza italiana in Jugoslavia sono state sicuramente complesse e tragiche a più riprese e per motivi diversi, e tuttavia il “ricordo” di una sola parte di quella storia è stato utilizzato in modo strumentale dai fascisti per normalizzarsi, pareggiare i conti con l’olocausto e la giornata della memoria perché “così facevan tutti”.

Mattarella ha probabilmente ragione quando dice che in patria non fu riconosciuta “per calcolo” la tragicità della fine ingloriosa degli italiani in Jugoslavia.

Non è difficile immaginare che ciò avvenne non per disprezzo verso i morti ma per tutelare i vivi e la democrazia, per non dare ai fascisti un pretesto per presentarsi al popolo come vittime dopo aver teorizzato, partecipato e messo in atto programmi criminali di discriminazione, persecuzione e “pulizia” di intere categorie di esseri umani – anche in Jugoslavia.

Se esiste una necessità del ricordo, che sia ricordato tutto.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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