Ogni giorno mi telefona più volte una tizia francese di grande educazione, che parla per bene in italiano e che mi scambia per un suo cliente, un certo Tim. Mi dice «gentile cliente Tim» e io provo a fermarla subito, «madame, ha sbagliato di nuovo numero, io mi chiamo Antonio», e lei però fa finta di nulla e continua a parlarmi di certe opportunità pensate per questo Tim. «Ma io sono Antonio, gliel’ho già detto, non perda tempo», ma lei non mi ascolta perché è presa dalla foga e dalla gioia di spiegare tutto quello che vuole offrire a questo Tim – deve piacerle molto il suo lavoro, penso. «Ma io non lo conosco questo Tim, quante volte dovrò ripeterlo?», insisto, e lei niente, non afferra il concetto. «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire», le dico, e solo a quel punto lei, offesa, riaggancia. E dopo centinaia di telefonate tutte identiche non so ancora nemmeno quale sia il suo nome, né chi sia questo Tim. Assurdo.