Farfugliamenti su “La macchina del tempo”

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Wells pubblicò “La macchina del tempo” nel 1895 quando il marxismo e il darwinismo erano due teorie recenti e vitali.

Al principio del romanzo, alcuni tra gli ascoltatori del racconto del viaggiatore del tempo ritengono inevitabile che l’uomo abbia visto nel futuro la realizzazione del comunismo; al contrario, Wells immagina un capitalismo esasperato e insuperabile che si protrae fino all’ottocentomila-e-rotti, quando l’essere umano ha percorso due strade d’involuzione distinte, specializzandosi al punto da dividersi in due specie, in eloj (gli ex padroni che vivono in superficie, ometti graziosi, deboli, frivoli e incapaci di ogni attività manuale o intellettuale) e in morloch (gli ex lavoratori che abitano il sottosuolo, omacci brutti, bruti e amorali che producono per natura quanto serve agli eloj).

Lo scrittore immagina un futuro che pare molto più verosimile oggi di quanto non lo fosse all’epoca della pubblicazione del romanzo: la scomparsa della minaccia dell’affermazione del socialismo ha ingigantito in soli trent’anni la distanza tra i padroni e le classi sociali retrostanti, aumentato l’ossessione per il consumo, la produzione e il lavoro.

Lavoriamo di più e abbiamo meno tempo per noi, ci amiamo di meno e amiamo di meno gli altri: è una propensione al sacrificio e alla sottomissione che viene da lontano – “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, dove Cesare non è più lo Stato – o la comunità – ma l’interesse privato come unica fonte di sopravvivenza.

Quello dell’ipercapitalismo è un sistema che annienta padroni e lavoratori e che, per sostenersi, necessita della promessa di una vita eterna.

Sono certo che Cristo non avrebbe mai immaginato un avvenire del genere, e tuttavia – Gesù! – che pensieri di merda attanaglieranno per l’intera vita noi miscredenti che sopravviviamo e moriamo senza la speranza di un avvenire?

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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