Una balenottera di nome Nancy

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Il 29 maggio del 1950, al largo dell’isola di Manhattan, una piccola balenottera azzurra s’impigliò con un piede nelle reti di un peschereccio. L’esemplare era dotato di due piccoli piedi di notevole forza che non solo le sostenevano il corpo ma, indossate le scarpe d’uopo, le consentivano anche di ballare con maestria il tip tap. La balenottera azzurra, ribattezzata Nancy, fu scritturata per recitare al fianco di Ginger Rogers e Fred Astaire in un musical per il cinema, prodotto dalla Paramount e sceneggiato da Tennessee Williams. Il film, tuttavia, non fu mai girato: iniziato ai piaceri della dieta americana, il cetaceo – che fino ad allora si era cibato esclusivamente di plancton – s’ingozzò di pollo fritto del Kentucky a tal punto che i due piccoli piedi di notevole forza non riuscirono più a sostenerlo né a permettergli di ballare con maestria il tip tap. L’obesità della balenottera azzurra di nome Nancy portò la Paramount a stracciare il contratto per il film sceneggiato da Tennessee Williams, costringendo l’animale a una vita di miseria. Fu solo grazie all’interessamento degli ex colleghi Ginger Rogers e Fred Astaire che Nancy fu rigettata nell’oceano: la leggenda vuole che la balenottera azzurra dotata di due piccoli piedi abbia aperto un chiosco sul fondo del mare – molto celebre tra i cetacei – nel quale frigge plancton alla maniera del Kentucky.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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