Ad Enzo Jannacci (e a mia nonna)

mio padre ascoltava jannacci in una renault 7 targata vercelli.
a ripetizione.
una mattina di gennaio di cinque anni fa, mandai a fanculo mia nonna che si lamentava del suo stato di salute, dicendole che “tu ci seppellirai tutti”.
lei mi disse che io ero bravo a far filosofia ma che come uomo valevo poco e niente.
mia nonna morì poco dopo senza dirmi più una parola, mentre io bevevo un bicchiere di vino vicino casa sua difendendo le posizioni di rifondazione comunista (meglio, sinistra arcobaleno, sinistra da salotto, si dirà) in mezzo ad un mare di fascisti (alla buona).
dopo averla sollevata e messa su un letto per farla vedere a tutti gli adoranti del caso, me ne tornai a casa per dormire un poco e l’i-pod mi passò questa canzone.
mia nonna era fascista (alla buona) dentro. monarchica di certo. forse non nel voto.
la persona con cui mi sono più scontrato in vita mia.
quella forse cui devo gran parte di ciò che sono oggi.
jannacci cantava questa canzone nel mio i-pod, quella sera, roba che nella renault 7 targata vercelli di mio padre non avevo mai ascoltato.
e in fondo io non avevo mai pensato a quello che diceva questa canzone. non l’avevo mai ascoltata del resto.
ma questa è una storia vera, ed è la cosa più autenticamente da “utente medio” che abbia mai scritto.
mia nonna era fascista, probabilmente era anche una stronza. ma le volevo bene. e a me voleva bene.
e ad Enzo Jannacci volevo bene. perché il senso del nonsense me l’ha insegnato lui.

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