Il voto in città, il voto in provincia

Nel paese di trentamila anime – Alatri (FR) – nel quale sono nato e risiedo da circa cinque anni la Lega ha raccolto oltre il 50% dei voti: più in generale, circa il 60% dei votanti ha espresso la sua preferenza per un partito di estrema destra.

Se nella mia poco attendibile “bolla social” hanno primeggiato di poco La Sinistra e +Europa, la Lega non è risultata il partito più votato nemmeno nelle grandi città – dove, certamente, il problema della sicurezza è più pressante che altrove.

La mia analisi d’accatto mi racconta uno scarto enorme tra l’Italia che vive lì dove accadono le cose e l’Italia che queste cose se le fa raccontare: uscendo di casa, questa mattina, incontrerò almeno una persona su tre che ha votato un partito di estrema destra, molto probabilmente per xenofobia o perché teme per la sua sicurezza.

Saranno le stesse brave persone di ieri, ma anche gli stessi buzzurri; saranno anche gli stessi cafoni che reclamano regole e disciplina ma parcheggiano ogni giorno in doppia fila per non esporre un tagliando sul cruscotto e recarsi all’ufficio postale, o per lasciare i loro figli trasportati senza dispositivi di sicurezza proprio davanti al divieto di fermata dinanzi l’ingresso della scuola; saranno anche gli eredi di quelli che organizzavano raid armati di catene contro i primi immigrati all’inizio degli anni novanta; saranno anche – e soprattutto – quelli che s’informano su Facebook a suon di video tratti da snuff movie intitolati “IMMIGRATO PICCHIA CAPOTRENO” e foto di Pietro Pacciani piangente “DERUBATO DA TRE STRANIERI”, dimentichi che la cronaca nera che negli ultimi anni ha portato più volte la loro piccola cittadina alla ribalta nazionale ha visto protagonisti solo italiani.

Esistono oggi tre Italie (quella delle grandi città, quella della provincia e quella che si astiene) e un’Europa che va in tutt’altra direzione: sono questi, secondo me, i punti da cui ripartire per immaginare un nuovo Paese.

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