Per il tempo che resta

Credo che nei giorni della pandemia tutti gli esseri senzienti della parte occidentale del pianeta si siano interrogati, più o meno intensamente, sul loro rapporto con il tempo che è passato e con quello che verrà.

Pensavo a questo e mi è tornata alla mente la scena di “Aprile” di Nanni Moretti nella quale il regista misura il tempo che gli resta con un metro e si domanda perché ha perso tanto tempo a fare cose che non gli piacciono e non gli interessano.

Gli viene l’impulso di tornare nei posti nei quali è cresciuto e non gli viene né da piangere né da scrivere una brutta poesia.

Si butta tutto alle spalle, reagisce, trova il coraggio per fare qualcosa che avrebbe sempre voluto: indossare la mantella invernale che non aveva mai osato portare.

A me, invece, piacerebbe frequentare un corso di dizione.

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Antonio Coletta
Antonio Coletta ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in “Calcutta. Amatevi in disparte” (Arcana, 2018) e pubblicato la raccolta di racconti "Mia madre astronauta" (Ultra, 2019).

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