Il tiglio

Maledetto tiglio, dannata pianta! È fiorito ancora, a pandemia quasi scampata. Maledetto tiglio, dannata allergia! Mi sono gettato per strada come tutti, per il primo finesettimana di libertà, temendo di dovermi giustificare per ogni starnuto. E invece no, era una festa tanto grande che nessuno ha fatto caso ai miei occhi rossi, al mio naso colante, ai miei etcì rumorosi – in quel fracasso, poi! Ma io non mi sono fatto fregare, e non ho fregato nessuno, ho rispettato tutte le regole del distanziamento sociale, ho indossato la mascherina e starnutito, di continuo, nelle piega di un gomito, utilizzando l’altro per salutare amici e conoscenti. Avevo appena incontrato il mio amico M. e gli stavo porgendo il mio gomito sinistro in segno di saluto e rispetto quando – maledetto tiglio – mi ha colto uno starnuto degno di Eolo, ho piegato subitaneo il braccio destro per accogliere il viso nella piega del gomito e poi non sono più riuscito a distendere le braccia. Sono rimasto così, fesso, con gli arti piegati a 45 gradi all’altezza del petto. Sono tornato subito a casa ma non sono riuscito a prendere le chiavi dalla tasca dei pantaloni. Con un gomito ho bussato alla vicina ma ho starnutito – maledetti tigli – mi ha urlato “Via, infetto!”. “Sono allergico ai tigli”, le ho detto. Lei mi ha risposto che anche sua suocera era allergica ai tigli ma poi è finita in terapia intensiva. “Covid?” ho chiesto. “No, al terzo DPCM l’ho buttata dalla finestra”. “Mi dispiace”, le ho detto, poi sono andato a casa dei miei e ho illustrato loro la faccenda. Hanno telefonato subito a mio zio Annibale, che in famiglia è ritenuto un luminare dell’ortopedia per aver curato l’alluce valgo di Papa Luciani durante il suo breve pontificato. Nonostante l’età avanzata, lo zio esercita ancora la professione. Crede in Dio ma non crede nelle lastre. Mi ha diagnosticato una patologia di nuova diagnosi, il gomito del salutista. Ha detto che andrà via al prossimo DPCM. Ora sono più tranquillo ma ho notevoli difficoltà nell’allacciarmi le scarpe. Faccio la pipì da seduto. Vado in piscina e nuoto stile rana. Etcì, maledetto tiglio, pianta dannata.

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Antonio Coletta
Antonio Coletta ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in “Calcutta. Amatevi in disparte” (Arcana, 2018) e pubblicato la raccolta di racconti "Mia madre astronauta" (Ultra, 2019).

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