Stazione Trastevere

Stazione TrasteverePiove che pare un uragano.

Dalla stazione Trastevere passano poche persone e solo treni metropolitani.

Fabio Junior cerca riparo nel bar, ha pochi spicci in mano, chiede un caffè.

Posa i calzini di spugna sul bancone, il barista gli dice “guarda, per favore potresti evitare?”. Fabio Junior non reagisce, il barista gli porge la tazzina e gli tende una mano aperta, “sono ottanta centesimi”. Lo sbiadito numero ventisette della Roma gli allunga un euro nella mano, chiede un po’ di latte. Due bustine di zucchero. Beve il suo caffè, prende i suoi calzini di spugna, gli involucri di plastica bagnati, dimentica il resto. Il barista scuote la testa e intasca.

Ad un tavolo Antonio legge il giornale distratto, getta un occhio verso il negrone con la maglietta della Roma. Fabio Junior gli sorride, lui abbassa lo sguardo spaventato sul giornale. Gli si avvicina, gli dice “amico, vuoi calzini? amico, ho fame”. Antonio non risponde nemmeno, quasi gli tremano i baffi per la paura. “Non avevo mai visto un negro così da vicino”, pensa. Si rituffa nel suo giornale, oggi è il ventidue luglio
millenovecentosessantanove e l’uomo ha messo piede sulla luna. Come ogni giorno.

Francesco ha preso al mattino il tram numero otto dopo aver parcheggiato suo padre al bar della stazione Trastevere. Lo ha fatto sedere, gli ha dato quel vecchio quotidiano che gli piace tanto leggere, poi l’ha salutato e ha fatto retromarcia verso il San Camillo. Il padre, quello strampalato, nel bar, lo conoscono tutti. E conoscono anche Francesco, il quale ogni sera torna a prenderlo annunciando al cassiere che salderà il conto appena riceverà lo stipendio.

Ora piove appena.

Fabio Junior torna in strada, si dirige verso la fermata del centosettanta, direzione Termini.

Un marciapiede reso striminzito dai cantieri della metro, un po’ di gente accalcata nell’attesa di un bus che ritarda a causa del traffico e del maltempo.

Fabrizio, armato di marsupio, si rivolge alla signora Trillò e le dice “mia madre c’è morta aspettando il centosettanta”. La signora Trillò sorride. Una lacrima solca il volto del ragazzo rossiccio, o forse una goccia di pioggia, chissà. Poi tira fuori una foto, la mostra alla Trillò e le dice “vede, questa era mia madre, è morta alla fermata dall’altro lato della strada, mentre aspettava il centosettanta, un infarto, ZAC!!” – mima con la mano un gesto che con la morte ha poco a che fare ma rende bene l’idea – “che poi l’infarto nelle donne è molto raro, lo sapeva?”. La Trillò sorride cortese, poi si allontana turbata fingendo di parlare al telefono.

Il centosettanta non arriva, Fabio Junior chiede a due monache “belle, volete calzini?”.

Rifletto. Avesse venduto ombrelli, oggi, Fabio Junior avrebbe concluso molti affari. Ma quello è un mercato non accessibile ai nigeriani.