Antonio Coletta Autore, ufficio stampa, redattore editoriale

Caro diario

C

Questa mattina in metropolitana una signora anziana con il figlio tossicodipendente, che a malapena riusciva a tenersi in piedi, lo rimproverava ad alta voce, ma poi lo guardava come se fosse la cosa più preziosa al mondo.

Poco dopo, dal dentista, l’assistente alla poltrona mi ha detto che sono altissimo, ma sono certo si trattasse di un’illusione ottica.

Sono arrivato tardi in ufficio e nel frattempo mi avevano scritto e chiamato preoccupati in cinque o sei, pensavano mi fosse accaduto qualcosa, invece ero – come detto – dal dentista, e un po’ mi dispiace di averli fatti spaventare ma un po’ sono contento che ogni tanto qualcuno si preoccupi per me.

Quando sono uscito da lavoro ho camminato parecchio, vagando tra il Colosseo e Testaccio.

Sono passato davanti al cimitero degli inglesi, e ho pensato che un giorno vorrei andare sulla tomba del mio amato Gramsci, un po’ come fanno tutti gli altri. Un amico proprio oggi mi ha detto che della Sardegna ama due cose, Antonio Gramsci e Giorgia Palmas.

A un semaforo sull’Ostiense un anziano ha detto a un bambino di pensare a giocare e di non interessarsi dei discorsi degli adulti, e il bambino ha risposto «io voglio sapere tutto» e allora il vecchio si è piegato e gli ha dato un bacio in fronte. Io pure voglio sapere tutto, ed è sempre stato così.

Poi sono tornato a casa, un po’ tardi, e ho visto una puntata di «Portobello» di Bellocchio, che mi piace così tanto e, tuttavia, un po’ mi fa pure male, perché l’Enzo Tortora della serie è così buono e limpido che pare irreale.

Nelle prime cinque puntate Tortora cade solo una volta dalla perfezione che Bellocchio ha disegnato per lui: quando incontra per la prima volta la sorella dopo l’arresto e le chiede, per prima cosa, della sua compagna, e non delle figlie. Lo dice lei, senza che lui glielo chieda: anche le figlie stanno bene.

Questa è stata la mia giornata, ipertensione e lavoro a parte, prima di andare a letto.

La cosa che mi è piaciuta fare di più, nella vita, a parte tentare di riprodurmi, riprodurmi e fare il papà, è stata trovare le parole per raccontare le storie, e mi sa che è ancora così.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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