Il fatto che un consigliere comunale del PD di Pontedera abbia definito la Presidente del Consiglio «una ciociara, nel senso più dispregiativo del termine» ha acceso una polemica di grande rilevanza per la comunità in cui sono cresciuto, che andrebbe secondo me ridimensionata per il ruolo di quel tale.
Io metterei da parte quelle fregnacce dell’orgoglio ciociaro e della retorica su Cicerone e San Tommaso – che ciociari non si sentivano proprio – e pure su De Sica e Mastroianni – che sono nati in Terra di Lavoro. Mastroianni, poi, a quanto ne so, avrebbe sempre preso «le distanze» dai suoi natali. Insomma, messo da parte il grande Nino Manfredi, i ciociari doc più celebri, orgogliosi delle loro radici, sono Martufello e Tajani.
Piuttosto mi domanderei come «ciociaro» sia diventato un termine dispregiativo, un insulto, e cosa si può fare perché non lo sia mai più. Evidentemente l’orgoglio e la storia non sono bastati.
Mi interrogherei anche sul perché questo disprezzo faccia tanto male, e forse mi accorgerei che ci vuole davvero poco a diventare gli zingari, i terroni, i mao mao, i ciociari di qualcun altro.