Mi colpisce molto, ma non mi stupisce, il fatto che la conclusione dell’anno scolastico delle scuole elementari del centro di Alatri (FR), paese di trentamila abitanti con il vizietto della cronaca nera, sia stata festeggiata questa mattina, per il secondo anno consecutivo, in un impianto sportivo che sembra appena uscito da un bombardamento – a conti fatti, una metafora perfetta dello stato di degrado della zona, che però (ovviamente) i bambini non meritano. Mi chiedo come sia possibile tanta incuria nei confronti dei beni comuni, e soprattutto come un posto del genere possa essere proposto a dei giovani in formazione come luogo di gioia – a meno che, ovviamente, l’intento non fosse più nobile di quello dichiarato: spiegare visivamente ai giovanissimi le distruzioni portate dalle guerre. Credo, purtroppo, che non sia così, e penso che abituare i ragazzi, fin da bambini, al brutto, al devastato, alla trascuratezza e al disinteresse sia una forma di ineducazione pubblica che non aiuterà le nuove generazioni a emanciparsi dal vizietto della cronaca nera. «Ripartire dai giovani», dicono sempre con orgoglio quelli bravi alzando lo sguardo verso l’orizzonte e portandosi una mano al petto, ma qui, nel punto più a nord del meridione, da qualche anno non c’è neppure “fisicamente” una scuola elementare – e pare che non ci sarà neanche il prossimo anno – e i ragazzi sono costretti a migrare di aula di fortuna in aula di fortuna, sparse in edifici diversi. Visto quel che viene offerto loro da questa cittadina senza più decoro e senza più lavoro, penso che si chieda onestamente troppo alla buona volontà di questi poveri ragazzi di Alatri (FR).


