Antonio Coletta Autore, ufficio stampa, redattore editoriale

Francesco Guccini

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In fatto di musica non mi pare che Francesco Guccini abbia mai inseguito le mode, e tuttavia i suoi testi sono stati per più di un trentennio i più attuali tra quelli dei cantautori: sempre al passo coi tempi, anno dopo anno, scrivendo una canzone per ogni sentimento (di amore, di rabbia e “di altre sciocchezze”) e per ogni fase della vita, nonché racconti perfetti di ciò che vedeva attorno a sé, almeno fino all’esordio della terza età (o, forse, dell’avvento di internet e di un mondo in cui, probabilmente, si riconosceva meno).

Guccini ci ha lasciato un’autobiografia che parla di ognuno di noi, degli amici persi e dei libri mangiati, degli amori che arrivano e che se ne vanno, della grazia e del tedio a morte del vivere in provincia, dello stupore per quel che viene e della nostalgia per ciò che va, in una discografia che si può leggere davvero come un romanzo in rima – che poi: rime divine e spericolate le sue, capaci di collegare seven up a pubblicità.

Ironico, autoironico, colto ma senza spocchia, attentissimo alla cultura pop, travisato da un lato per una sensibilità scambiata per tristezza e dall’altro per una presunta adesione all’ideologia comunista (che invero non gli era mai appartenuta), Guccini è uno di quegli autori italiani che ha segnato uno scarto enorme, quasi di specie, tra noi esseri umani.

«Siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni, e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri, saggi, falsi, sinceri, coglioni», cantava, ma il modo in cui ha raccontato la nostra storia comune di esseri umani ci ricorda che nel numero di parole che conosciamo e, soprattutto, nel modo in cui sappiamo utilizzarle sta anche il livello di profondità del rapporto che riusciamo ad avere con noi stessi e con il nostro sconosciuto prossimo, fin dove riusciamo a esplorare i nostri sentimenti e in quale modo sappiamo renderli intellegibili agli altri, e rispettarli.

Ed è forse proprio quella precisione delle parole con cui ha raccontato le sue storie, le sue meraviglie e i suoi dissensi, il suo impegno e la sua indignazione, la sua fascinazione per i fumetti e per la letteratura, per l’anarchia e per l’America, la paternità e il divorzio, le cameriere degli autogrill, le promesse mancate e il tempo che fugge, quel che più ho ammirato del suo lavoro, che mi ha aiutato a interpretare il mondo.

E, per questo, lo ringrazio.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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