Questo è un paese che non fa mai tesoro della memoria e così, a venticinque anni da Genova, dopo Cucchi, Aldrovandi e Mogherini, ancora dobbiamo avere paura di finire nelle mani delle forze dell’ordine.
Eppure la gente comune, in questo momento, almeno a leggere i commenti raccapriccianti che appaiono sui social, sono in maggioranza “dalla parte” dei poliziotti.
Rimango sempre colpito da come qualsiasi giudizio possa essere ricondotto alla mera esperienza individuale, e da come si possa rimanere insensibili di fronte alla morte di esseri umani, per giunta per mano violenta di chi dovrebbe essere addestrato per garantire la sicurezza di tutti, compresi i «peggiori» e gli ultimissimi di questa società.
È chiaro che carabinieri e poliziotti violenti non rappresentano tutte le forze dell’ordine, e sicuramente sono un’esigua minoranza, ma questi episodi si ripetono regolarmente da anni, con una parte dello stato che fa loro da sponda.
Pensare che chiunque meriti di morire in modo violento è animalesco. Credere che non possa accadere a noi perché siamo brave persone, disinteressarsi perché «non potrebbe mai accadere ai nostri cari», è davvero presuntuoso.