Tredici anni fa, in una primavera complicata come tante, l’Inter pareggia in casa con l’Atalanta e i fischi dagli spalti di San Siro cadono come monetine su Craxi. Si infortuna Cassano e Alvarez – Ricky per gli amici – entra in campo senza scaldarsi, ne fallisce una, poi un’altra. Nessuno gli crede più da un pezzo, e con la mente pare già a Hammamet. Poi un colpo di coda, un gesto di orgoglio. Butta dentro una cento lire di testa e una duecento di sinistro, «zitti tutti adesso». Eccoti Ricky, ti abbiamo aspettato tanto, e invece no, gli orobici ne fanno tre. Piove. Piove su la favola bella che ieri m’illuse, che oggi ti illude, o Alvarez.