La famiglia Glass. Cronologia

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Il primo febbraio 2019, nove anni dopo la morte dello scrittore J.D. Salinger, il figlio Matthew ha concesso un’intervista a Lidija Haas del «Guardian» annunciando una prossima pubblicazione delle tante storie scritte e mai pubblicate dal padre durante i suoi quarantacinque anni di volontario silenzio. Matt Salinger non ha fornito dettagli ma la giornalista ha annunciato che tra i nuovi scritti ce ne saranno molti relativi alla famiglia Glass protagonista – secondo Haas e secondo molti appassionati – dei migliori racconti pubblicati da Salinger in vita.

In vista di questa nuova auspicata opportunità potrebbe risultare utile ricostruire cronologicamente gli eventi che la vedono protagonista nei racconti di Salinger pubblicati finora, sia per i lettori un po’ arrugginiti sia per i pochi che non hanno ancora avuto la fortuna di leggere i racconti già editi dedicati dallo scrittore al clan dei Glass.

Prima di iniziare questo lavoro di sovrapposizione e confronto tra gli otto racconti nei quali Salinger ha narrato le vicende dei Glass, però, ritengo necessario riepilogare i componenti della famiglia che comprende due genitori – Les e Bessie, attivi in coppia come «Gallagher & Glass» in spettacoli di music-hall e riviste fino al 1925, in Australia e in America – e sette figli, tutti protagonisti in giovanissima età dello spettacolo «Ecco un bambino eccezionale»: il precoce e geniale Seymour; lo scrittore Webb Gallagher, detto Buddy; la guardiamarina Beatrice, detta Boo Boo; i gemelli, il prete Waker e il soldato Walter, detto Walt; l’attore televisivo Zachary Martin, detto Zooey; la studentessa Frances, detta Franny.

È opportuno poi segnalare che attraverso i racconti di Salinger il lettore potrà incontrare anche la moglie di Seymour, Muriel, e apprendere del matrimonio di Beatrice con il signor Tannenbaum e dei loro tre figli, uno dei quali ha nome Lionel. Conoscerà infine altri personaggi che appaiono nei racconti di Salinger e che sono legati al clan da rapporti affettivi, come Lane – il fidanzato di Franny – e Eloise – fidanzata con Walt fino alla morte del ragazzo, avvenuta durante l’occupazione americana del Giappone.

Un passaggio di «Seymour. Introduzione», inoltre, permette di risalire l’albero genealogico della famiglia Glass («un campionario di artisti da circo equestre e di veri e propri, diciamo, saltimbanchi») fino ai bisnonni della voce narrante Buddy.

Un mio bisnonno (mio e di Seymour, dico), per fare un esempio di particolare spicco, era un famosissimo clown girovago ebreo-polacco di nome Zozo che aveva un penchant – nel vero senso della parola, è il caso di dire – per i tuffi da enormi altezze entro piccoli recipienti d’acqua. Un altro bisnonno mio e di Seymour, un irlandese di nome Mac Mahon (che mia madre, sia detto a suo eterno merito, non è mai stata tentata di chiamare «il nonnino») era un tipo d’artista indipendente che disponeva in mezzo a un prato una partita di bottiglie di whisky vuote e poi, quando un certo numero di spettatori paganti si era avvicinato, si metteva a ballare lì vicino alle bottiglie, andando si dice abbastanza a tempo.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 114

Tralasciando gli spettacoli dei nonni di Les e Bessie e volendo riorganizzare cronologicamente le vicende della famiglia Glass, il primo evento che può essere datato in modo abbastanza preciso attraverso le parole di Salinger è la nascita di Seymour, avvenuta nel febbraio del 1917.

Il cartone al quale s’era fermato era stato scritto nel febbraio del 1938. La scrittura, a matita blu, era quella di suo fratello Seymour: «Il mio ventunesimo compleanno. Regali, regali, regali […]»

[J.D. Salinger, «Zooey» in Franny e Zooey, trad. it. di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi, GEDI Gruppo Editoriale, Roma, 2019, p. 137]

Lo stesso racconto permette di collocare la nascita di Buddy nel 1919; i gemelli Walt e Waker, invece, nasceranno nel 1921, come può essere ricavato dalla lettera spedita da Seymour ai genitori nel 1924 e contenuta nell’ultimo racconto pubblicato da Salinger. Stando a quanto raccontato in «Alzate l’architrave, carpentieri», Boo Boo dovrebbe essere la figlia mediana tra Buddy e i gemelli e, di conseguenza, dovrebbe essere nata nel 1920 – Buddy, tuttavia, scrive in «Seymour. Introduzione» che la sorella ha «appena due anni in meno» di lui: è perciò ipotizzabile (ma non verificabile) che Boo Boo sia nata nello stesso anno solare di Walt e Waker.

All’inizio degli anni Venti la famiglia Glass passa circa due anni in Australia, dove Les e Bessie «si producevano in un numero di “canzoni-danza-tip tap” piuttosto convenzionale ma […] di ottimo livello». Nel 1922 i Glass sono a Brisbane, dove «Les e Bessie recitavano nella stessa compagnia con Joe Jackson – il formidabile Joe Jackson con la sua bicicletta da acrobata nichelata che luccicava più del platino mandando bagliori fino all’ultima fila del teatro» e che una volta fece fare a Seymour «tutto il giro del palcoscenico sul manubrio della sua bicicletta».

Tornati negli Stati Uniti d’America, Seymour e Buddy passano l’estate del 1924 al Camp Simon Hapworth, nel Maine. Durante la permanenza nel campo estivo Seymour si ferisce a una gamba mentre spinge un carro impantanato; portato in infermeria, gli vengono applicati undici punti di sutura. Il giorno successivo all’incidente il primogenito dei Glass scriverà ai genitori la sua lunga e complessa lettera riportata fedelmente dal fratello Buddy in «Hapworth 16, 1924».

Yesterday was rife with one trivial misfortune after another. After breakfast, every midget and intermediate in the entire camp was obliged to go strawberrying, possibly the last dubious opportunity of the season. In the course of the morning, I wounded my damned leg.

J.D. Salinger, Hapworth 16, 1924, «The New Yorker», 19 giugno 1965

Se da «Hapworth 16, 1924» apprendiamo che Seymour all’età di sette anni è un bambino con abilità intellettuali e interessi fuori dal comune, da «Seymour. Introduzione» sappiamo che nel 1925 scriverà una breve poesia dedicata a John Keats e che nella primavera di quell’anno i suoi genitori Les e Bessie metteranno fine alla loro carriera da artisti di varietà.

Una volta, molti e molti anni fa, quando Seymour ed io avevamo otto e sei anni, i nostri genitori diedero un ricevimento per circa sessanta persone nelle nostre tre stanze e mezza al vecchio Hotel Alamac, a New York. Si ritiravano ufficialmente dalla scena e la festa voleva essere un affettuoso addio.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 95

La tranquillità finanziaria, di qualsiasi tipo, ha sempre avuto una fatale attrazione per Bessie. Ad ogni modo nella primavera del 1925, al termine di una serie di rappresentazioni di scarso successo allo Albee di Brooklyn, con cinque figli a letto con una forma di morbillo in tre stanze e mezza ben poco imponenti al vecchio Hotel Alamac di Manhattan [sic] e il vago sospetto di essere incinta […] Bessie di punto in bianco si rivolse ad un onestissimo ed «influente» ammiratore, e mio padre fu assunto da quello che egli per molti anni chiamò, senza timore di essere smentito dai famigliari, il reparto beneficenza della pubblicità radiofonica, e le tournée di Gallagher & Glass ebbero ufficialmente fine.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 115

Nel 1927 Seymour e Buddy sono i primi dei sette fratelli a partecipare con uno pseudonimo, come ospiti fissi e retribuiti, allo spettacolo radiofonico «Ecco un bambino eccezionale»: la data è indicata in «Alzate l’architrave, carpentieri» e in «Zooey».

Nel 1928, a undici anni, Seymour inizia a comporre poesie, ispirato dalla poesia cinese e giapponese.

In via non ufficiale Seymour scrisse e parlò nella lingua della poesia cinese e giapponese per tutti i trentun anni in cui si fermò tra di noi, ma direi che iniziò ufficialmente a comporre un mattino, quando aveva undici anni e si trovava nella sala di lettura al primo piano della biblioteca pubblica situata vicino a casa nostra nella parte superiore di Broadway. Era un sabato, non avevamo scuola, non avevamo nulla che ci preoccupasse più dell’ora di pranzo e ci divertivamo a gironzolare attorno agli scaffali o negli spazi tra l’uno e l’altro, ogni tanto cercavamo qualche nuovo libro, ma senza impegnarci troppo, quando Seymour mi fece segno di andare a vedere che cosa aveva trovato. La sua pesca era una gran quantità di poesie, in traduzione inglese, di P’ang, la meraviglia dell’undicesimo secolo. […] Da quel momento in poi, Seymour non riuscì più a liberarsi.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, pp 97-98

Nel 1929, poi, la famiglia Glass si trasferisce da Riverside Drive a East Seventies: queste coordinate geografiche e temporali permettono di collocare in quel biennio il primo incontro di Seymour e Buddy con la piccola Charlotte Mayhew.

«Giocavamo a palla lungo un fianco dell’edificio, Seymour ed io, un pomeriggio dopo la scuola e qualcuno che risultò poi essere Charlotte prese a tirarci addosso delle birille dal dodicesimo piano. Fu così che ci conoscemmo. La facemmo includere nel programma quella stessa settimana. Non sapevamo neppure che aveva un bellissimo accento newyorkese, un accento da Dyckman Street.»

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 65

Sappiamo che da quel momento in poi Charlotte parteciperà a «Ecco un bambino eccezionale» per circa due anni e che l’incidente con il quale Seymour le procurò «una specie di paralisi» e «nove punti sul volto» avverrà nel 1929.

«Eravamo al lago. Seymour aveva scritto a Charlotte invitandola a venire a trovarci e sua madre, finalmente, l’aveva lasciata. Ecco cosa accadde: un mattino era seduta nel mezzo della stradina e accarezzava il gatto di Boo Boo e Seymour le tirò una pietra. Seymour aveva dodici anni. Ecco come è andata. Le tirò quella pietra perché era così bella seduta in mezzo al vialetto col gatto di Boo Boo. Tutti capirono il motivo, santo cielo – io, Charlotte, Boo Boo, Waker, Walt, tutta la famiglia.» Fissai il posacenere di peltro sul tavolino. «Charlotte non accennò mai più a quell’incidente. Nemmeno una parola.»

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, pp 70-71

Nel 1930 nasce Zooey Glass. Nello stesso anno Seymour viene sottoposto a un esame psichiatrico.

Devo ammettere che in questi casi sono sempre stato spietato fin da quando avevo undici anni e vidi un gruppo di stimatissimi freudiani professionali esaminare per sei ore e quarantacinque minuti l’artista e Caso Clinico che ho amato di più in vita mia, e che allora portava ancora i calzoni corti. A mio modesto avviso, c’è mancato poco che gli asportassero un campione di cervello e sono ancor oggi dell’idea che solo l’ora piuttosto tarda – le due del mattino – abbia loro impedito di farlo.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 82

In «Seymour. Introduzione» Buddy narra anche un episodio che delinea alcuni aspetti del carattere di Waker e di quello di Seymour e che riguarda una bicicletta ricevuta in regalo dal gemello in occasione del suo nono compleanno e subito donata a un ragazzo sconosciuto incontrato al Central Park: l’aneddoto, stando all’età di Waker, dovrebbe riferirsi a fatti avvenuti nel 1930, ma la collocazione temporale è incerta perché Buddy – nato nel 1919 – racconta nello stesso capoverso che al tempo di quella vicenda aveva già tredici anni.

Nel 1932 Seymour viene ammesso, all’età di quindici anni, alla Columbia University; l’anno successivo viene liquidato dalla radio per alcune sue dichiarazioni relative al discorso di Gettysburg tenuto da Lincoln nel 1863.

«[…] Pareva interessato, sia personalmente che professionalmente, ai motivi per cui ero stato liquidato dalla radio all’età di sedici anni. Aveva effettivamente ascoltato la trasmissione su Lincoln ma aveva l’impressione che io avessi dichiarato alla radio che il discorso di Gettysburg non “andava bene per i bambini” […]»

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, pp 58-59

L’ultimo anno in cui io e S. partecipammo assieme alla trasmissione – il 1933 – quando si andava in onda, arrivavo sempre con un doppiopetto grigio-chiaro dalle spalle abbondantemente imbottite, una camicia blu-mezzanotte con un colletto «rotondo» stile Hollywood e la più pulita delle mie cravatte identiche in cotone giallo-zafferano che tenevo per le occasioni importanti.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, pp 145-146

Stando a «Seymour. Introduzione», nel 1935 nasce l’ultimogenita Franny. La data non collima però con l’aneddoto riportato in «Alzate l’architrave, carpentieri» dove il diciassettenne Seymour legge un racconto alla sorella di dieci mesi: basando i calcoli su questo episodio e prendendo in considerazione anche il fatto che Seymour avrebbe compiuto diciotto anni nel febbraio del 1935, Franny dovrebbe essere nata alla fine del 1933 o all’inizio del 1934.

Una notte, circa vent’anni fa, durante un’epidemia di orecchioni nella nostre enorme famiglia, Franny, la mia sorella più piccola, fu trasportata, lei, il suo lettino e tutto il resto, nella stanza che occupavo con mio fratello maggiore Seymour e che, a quanto pare, era priva di germi. Avevo quindici anni, Seymour ne aveva diciassette. […] «Cosa vuoi fare?» dissi. «Pensavo che magari potrei leggerle qualcosa» disse Seymour e tirò giù un libro. «Santo cielo, ha dieci mesi» dissi. «Lo so» rispose Seymour. «Le orecchie ce le hanno. Possono ascoltare.»
La storia che Seymour lesse a Franny quella notte era un racconto taoista, il suo preferito. Ancor oggi Franny giura di ricordarsi Seymour mentre glielo leggeva.

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 5

In ogni caso, è certo che tra il 1935 e il 1936 Seymour ottiene una cattedra come insegnante universitario.

Seymour aveva ventitré anni ed aveva appena cominciato il suo quinto anno di insegnamento universitario a New York.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 123

Quando Seymour aveva ventun anni ed era già quasi ordinario di inglese con due anni d’insegnamento, gli chiesi se c’era qualcosa che non gli andasse a genio in quel lavoro.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 131

Nel 1939 Buddy sprona il fratello Seymour a pubblicare le sue poesie; l’anno successivo, invece, sarà Seymour a incoraggiare Buddy per la sua carriera da scrittore.

A ventidue anni [Seymour] aveva già un numero notevole di poesie che parevano ottime a me che non ho mai scritto una sola riga a mano in vita mia senza immediatamente immaginare come figurerebbe stampata in corpo undici; gli suggerii, piuttosto bruscamente, di trovarsi un editore che gliele pubblicasse. Ma, no, non credeva di poterlo fare. Non ancora; forse mai.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 99

«[…] Stanotte riesco soltanto a dirti cose trite e ritrite, caro vecchio Buddy. Per favore segui il tuo cuore, abbi il coraggio di vincere o di perdere. Ti sei arrabbiato con me quel giorno dell’immatricolazione. […] Lo sai perché ridevo? Avevi scritto che esercitavi la “professione” di scrittore. Il che mi parve il più simpatico eufemismo che avessi mai udito. Ma quando hai fatto dello scrivere la tua professione? È solo e sempre stata la tua religione. È così.»

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 125

Nel 1940 Seymour e Buddy prendono casa insieme a New York. L’anno successivo Zooey viene esaminato da un gruppo di ricerca a Boston per studiare «l’origine della sua precocità d’ingegno e fantasia»; Seymour è invece chiamato alle armi e inviato di stanza a Fort Monmouth dove, in inverno, conosce Muriel Fedder.

Quando quel tormento fu terminato lessi la lettera di Boo. Ce l’ho ancora e la riproduco fedelmente, parola per parola:
«Caro Buddy,
[…] Ho conosciuto la ragazza. È una nullità, secondo me, ma è anche un bel pezzo di figliola. Veramente, non sono proprio sicura che sia una nullità. Non ha detto più di due parole la sera che l’ho conosciuta. Si è seduta, ha sorriso e fumato, quindi non ho alcun diritto di trinciar giudizi. Non so proprio nulla di preciso sull’idillio, credo che si siano incontrati l’inverno scorso quando Seymour era di stanza a Monmouth […]»

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 9

Quel che segue è un’esatta riproduzione del diario di Seymour che lessi mentre ero seduto sull’orlo della vasca da bagno. Mi pare naturale tralasciare episodi troppo strettamente personali. Credo che tutte queste annotazioni le abbia scritte mentre era di stanza a Monmouth, alla fine del 1941 e all’inizio del 1942, qualche mese prima di fissare la data delle nozze.
«Faceva un freddo gelido stasera all’ammaina-bandiera […]. Ci diedero un permesso fino a mezzanotte, dopo l’ammaina-bandiera. Incontrai Muriel al Biltmore, alle sette. […]»

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, pp 52-53

Attraverso le prime pagine di «Alzate l’architrave, carpentieri» è possibile ricostruire la vita dei membri della famiglia Glass nel maggio del 1942: Seymour è caporale nell’aviazione, di stanza in California; Buddy è anche lui arruolato nell’esercito e ricoverato con una pleurite nell’ospedale militare di Fort Benning; Waker è in un campo di obiettori di coscienza nel Maryland, Walt nel Pacifico con un reparto di artiglieria; Boo boo, guardiamarina, si prepara per un viaggio che va dalle sei settimane ai due mesi; Les, Bessie, Zooey e Frannie sono a Los Angeles, dove Bes fa il talent-scout per una casa di produzione cinematografica. Il 22 o il 23 maggio di quell’anno inoltre, in una lettera, Boo Boo annuncia a Buddy il matrimonio del fratello Seymour programmato per il 4 giugno alle 15 in casa della nonna di Muriel – ma la cerimonia prevista non si terrà: i due promessi sposi fuggiranno.

«Cosa c’è? Con chi hai parlato?» le chiese il Tenente. «Hai parlato con la signora Fedder?»
«Ho detto che ho parlato con tutti. Tutti eccetto la timida sposina. È fuggita assieme allo sposo.»

J.D. Salinger, «Alzate l’architrave, carpentieri» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 68

Prima del matrimonio Seymour aveva tentato il suicidio tagliandosi i polsi, ma non è possibile determinare esattamente l’anno; dopo il matrimonio, invece, Seymour viene spedito in combattimento in Europa e poi ricoverato in un ospedale psichiatrico.

«Mamma» interruppe la ragazza «senti una cosa. Ti ricordi di quel libro che mi aveva mandato dalla Germania? Sai, no… quelle poesie in tedesco. Dove diavolo l’ho messo? Mi sono rotta la…» […]«Allora. Per prima cosa, Sivetski ha detto che l’Esercito non avrebbe mai dovuto dimetterlo dall’ospedale: è stato un vero delitto, parola d’onore. Ha detto chiaramente a tuo padre che c’è il rischio – un rischio grandissimo, dice – che Seymour perda completamente il controllo di sé stesso. Parola d’onore.»

J.D. Salinger, «Un giorno ideale per i pescibanana» in Nove racconti, trad. it. di Carlo Fruttero, Einaudi, Torino, 2014, pp 7-9

L’ultima ospitata di uno dei fratelli Glass a «Ecco un bambino eccezionale» avviene nel 1943. Due anni dopo, nel novembre del 1945, Walt muore in Giappone.

«Oh» disse Eloise «il suo reggimento si stava riposando da qualche parte. Tra una battaglia e l’altra, roba del genere, secondo quel suo amico che mi scrisse dopo. Walt e un altro ragazzo stavano imballando una di quelle stufette giapponesi. Un colonnello che voleva spedirla a casa, no? O stavano disfacendo il pacco per rifarlo meglio, non so bene. Comunque era pian di benzina e altra robaccia e gli è scoppiata in faccia a tutti e due. L’altro ragazzo ha solo perso un occhio.»

J.D. Salinger, «Lo zio Wiggily nel Connecticut» in Nove racconti, trad. it. di Carlo Fruttero, Einaudi, Torino, 2014, p. 39

La terza figlia, Boo Boo, sposata e madre di tre bambini, nel novembre del 1955 era in viaggio in Europa col marito e tutti e tre i figli. In ordine d’età, dopo Boo Boo venivano i gemelli, Walt e Waker. Walt era morto esattamente dieci anni prima, ucciso da una fortuita esplosione mentre era con le truppe d’occupazione in Giappone.

J.D. Salinger, «Zooey» in Franny e Zooey, trad. it. di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi, GEDI Gruppo Editoriale, Roma, 2019, p. 41

Tra il 1945 e il 1948 Seymour scrive 184 poesie.

Fin dai primi mesi del 1948 tengo sotto il naso – letteralmente, dicono i miei famigliari – un block-notes popolato da cento e ottantaquattro brevi poesie che mio fratello scrisse durante gli ultimi tre anni della sua vita, sia quand’era militare che dopo il congedo, ma soprattutto da miliare.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 91

Anche Buddy, nel frattempo, era stato spedito a combattere in Europa: lui e Seymour rientreranno negli Stati Uniti non molto tempo prima del 18 marzo 1948, giorno nel quale il primo dei fratelli Glass si ucciderà con un colpo di rivoltella in una stanza d’albergo della Florida, dove è in vacanza con sua moglie. Più o meno due mesi dopo Buddy racconterà il suicidio del fratello in un racconto [la carriera da scrittore di Buddy si sovrappone spesso con quella di Salinger: che il racconto scritto nel 1948 corrisponda a «Un giorno ideale per i pescibanana» è chiaro dalla sintesi della trama che Buddy fa in «Seymour. Introduzione»; cita inoltre «Teddy» (pubblicato in Italia in Nove racconti) tra i suoi racconti e scrive di aver pubblicato nel 1955 il resoconto del matrimonio del fratello Seymour, facendo riferimento a «Alzate l’architrave, carpentieri». È perciò probabile che quando, nello stesso racconto, Buddy parla di un suo unico romanzo con un «giovane protagonista» si riferisca a Il giovane Holden, pubblicato da Salinger nel 1951].

[…] non posso non ricordare che quel racconto fu scritto un paio di mesi dopo che Seymour morì e non molto tempo dopo che io, come il «Seymour» del racconto e quello reale, ero appena tornato dalla zona di guerra in Europa.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 90

Il personaggio principale, almeno in quei momenti di lucidità in cui riuscirò ad impormi una linea di condotta, sarà il mio defunto fratello maggiore Seymour Glass che (preferisco dir tutto in un’unica frase da necrologio) nel 1948, all’età di trentun anni, mentre era in vacanza in Florida con sua moglie, si tolse la vita.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 85

La data esatta del suicidio è indicata da Buddy in una lettera al fratello Zooey del 18 marzo 1951.

Oggi sono decisamente fuori quadro. Tengo un bel calendario da nevrotico, e son tre anni oggi che Seymour s’è ucciso. []J.D. Salinger, «Zooey» in Franny e Zooey, trad. it. di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi, GEDI Gruppo Editoriale, Roma, 2019, p. 47

Nell’ottobre del 1955 Franny sviene in un ristorante nel quale si trova con il fidanzato Lane: è il primo segnale di una crisi spirituale – legata alla figura di Seymour – che la porterà, nel mese successivo, a rifugiarsi in casa dei genitori, a New York. È possibile ricavare le date combinando un passaggio di una lettera inviata da Franny a Lane pochi giorni prima dell’incidente del ristorante con le date indicate nel racconto «Zooey».

«Carissimo Lane,
[…] Ti amo, ti amo, ti amo. Lo sai che ho ballato con te appena due volte in undici mesi? Senza contare quella volta al Vanguard quando eri sbronzo. Può darsi che io sia incurabilmente inibita. Se mi mandi soltanto una riga di risposta, succede che t’ammazzo. A sabato, cuoricino mio!!»

J.D. Salinger, «Franny» in Franny e Zooey, trad. it. di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi, GEDI Gruppo Editoriale, Roma, 2019, p. 6

Alle dieci e trenta d’un lunedì mattina, nel novembre 1955, Zooey Glass, un giovanotto di venticinque anni, se ne stava seduto in una vasca da bagno piena fino all’orlo, leggendo una lettera scritta quattro anni addietro.

J.D. Salinger, «Zooey» in Franny e Zooey, trad. it. di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi, GEDI Gruppo Editoriale, Roma, 2019, p. 39

«Sai benissimo chi è, caro mio» disse la signora Glass con una certa irruenza. «Lane Coutell. È solo il ragazzo di Franny da ben dodici mesi! L’avrai visto almeno venti volte, che io sappia; perciò non far finta di non sapere chi è.»

J.D. Salinger, «Zooey» in Franny e Zooey, trad. it. di Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi, GEDI Gruppo Editoriale, Roma, 2019, p. 71

Quattro anni dopo, nel 1959, il quarantenne Buddy scrive «Seymour. Introduzione».

A questo punto ho una gran paura che qualche lettore possa addurre a mio favore il fatto che sono arrivato all’età di quarant’anni; cioè a differenza di Un’altra Persona sopracitata non sono stato tanto «egoista» da suicidarmi e lasciare la mia Affezionata famiglia nei pasticci.

J.D. Salinger, «Seymour. Introduzione» in Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, trad. it. di Romano Carlo Cerrone, Einaudi, Torino, 2019, p. 132

Gli ultimi eventi riguardanti la famiglia Glass e testimoniati dai racconti di Salinger avvengono nel 1965. Il 28 maggio di quell’anno Buddy – dopo aver lavorato per parecchi mesi a un racconto autobiografico ambientato nel 1926 – trascrive, parola per parola, la lettera inviata da Seymour alla famiglia che costituisce l’ultimo racconto pubblicato da Salinger in vita, «Hapworth 16, 1924».

This is Friday. Last Wednesday night, over the phone, I happened to tell Bessie that I had been working for several months on a long short story about a particular party, a very consequential party, that she and Seymour and my father and I all went to one night in 1926. This last fact has some small but, I think, rather marvellous relevance to the letter at hand. Not a nice word, I grant you, “marvellous”, but it seems to suit.
No further comment, except to repeat that I mean to type up an exact copy of the letter, word for word, comma for comma. Beginning here.
May 28, 1965

J.D. Salinger, Hapworth 16, 1924, «The New Yorker», 19 giugno 1965

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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