Favola di Pasqua

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Durante un volo di ricognizione nel febbraio del 1789, a pochi mesi dalla presa della Bastiglia, Babbo Pasquale ebbe un guasto alla sua slitta al largo della Patagonia, precipitò in acqua perdendo conoscenza e restò in balia dell’oceano per quattro giorni finché la corrente non lo spinse sulla riva di un’isola mai visitata da alcun essere umano.

Quando Babbo Natale venne a conoscenza del fatto decise di non soccorrerlo, e così Babbo Pasquale, ancora oggi, passa le giornate pescando e attendendo che suo fratello passi di lì per riportarlo a casa sua, in Antartide: sogna di rivederlo, di abbracciarlo, di offrirgli una bella cioccolata calda, di rivangare insieme qualche ricordo dell’infanzia e sorridere ancora – e invece no, il paffutone vestito di rosso gode della sua popolarità incontrastata, se ne frega dei buoni sentimenti e della famiglia.

I bambini della Pasqua del 1789 subirono una grande delusione quando non ricevettero le uova di cioccolato per il giorno festa, così nell’anno successivo furono buonissimi sperando che Babbo Pasquale li perdonasse.

Quando si svegliarono nella mattina della Pasqua del 1790 e non trovarono alcun uovo di cioccolato al fianco del letto, i bambini capirono che Babbo Pasquale non sarebbe tornato mai più e così, fino alla Pasqua del 1791, furono i più scalmanati che la storia ricordi.

Furono festività pasquali tristi fino al 1798, anno nel quale il ciccione barbuto vestito di rosso organizzò una gran festa al Polo Nord alla quale invitò tutti i più importanti pasticcieri del mondo invitandoli a produrre e commerciare loro stessi le uova precedentemente prodotte da Babbo Pasquale, così che tutti lo dimenticassero per sempre.

“Se Babbo Pasquale non fosse stato vittima di un complotto”, ricordò poi il professor Burioni, “molti genitori avrebbero potuto evitare di uscire di casa per acquistare le uova durante la pandemia del 2020, riducendo il rischio di contagi e permettendo loro di evitare una spesa inutile in vista del collasso economico imminente”.

E vissero tutti felici e contenti.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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