A me piace tanto partecipare ai riti piccolo borghesi estivi, quando smettiamo il fay e ci ritroviamo allo stabilimento balneare a sfoggiare i nostri sorrisi scemi e i nostri toupé turchi. Mi piace mettere le mani sui fianchi, guardare fiero verso il mare, leggere un libro di Carofiglio. Mi piacciono i nostri figli intercambiabili, che non sei mai certo di aver infilato in macchina quello giusto. Mi piacciono le nostre labbra di design, prodotte in serie da un solo chirurgo, e mi piacciono le donne che non sanno indossarle, che mi dà un senso di proletariato che slurp. Mi piace parlare di suv tedeschi, mi piace tacere dell’aumento dei costi di frutta e verdura, mi piace sorridere bonario al ragazzo africano che vende occhiali da sole falsi e poi alla battuta velatamente razzista di Gino, il vicino di ombrellone che ieri notte tornando a casa ha sbagliato indirizzo, e ha scambiato mia moglie per la sua. «Gino, che distratto che sei!», ho sorriso sornione, gli ho offerto un rum e un sigaro, abbiamo fatto due chiacchiere, mi ha detto «mi piace il tuo arco di flos, così vintage», io ho annuito. Poi ha dato un bacio a mia moglie, mi ha stretto la mano. «Vuoi un passaggio?» gli ho chiesto. «No, farò due passi». Ci speravo. Ho chiuso la porta, ho messo in vendita l’arco di flos su vinted, ho dato un bacio a mia moglie, lei mi ha stretto la mano. Sono andato a dare la buonanotte ai miei figli, per sincerarmi di aver riportato a casa quelli giusti. Ho scritto un messaggio a Marina, che ha le labbra nuove ma non sa indossarle. Magari domani mi scriverà. Mi addormento, domani sarò di nuovo in spiaggia, il futuro è una delizia.