Ultimo discendente di una schiatta di uomini tristi, il signor Carlo pareva destinato fin dalla nascita a seguire le orme di suo padre, di suo nonno e dei suoi avi. «Che bella espressione contrita!» esclamò la madre Addolorata stringendolo per la prima volta tra le sue braccia e sorridendo al marito Affranto, col volto appeso che non tradiva la soddisfazione e la gioia per quel trionfo dei suoi cromosomi.
La storia della tristezza della famiglia del signor Carlo si perdeva nella notte dei tempi del Cro-Magnon. Lo sconforto passò di padre in figlio rafforzandosi di generazione in generazione, e nessuno seppe che farsene fino ai tempi dell’occupazione francese, quando il trisavolo Afflitto trasformò quel singolare enorme talento in una professione.
Afflitto, infatti, accompagnava i cortei funebri mesti e spogli degli uomini ricchi, quelli un po’ stronzi e morti pressoché soli, offrendo loro, dietro lauto compenso, un funerale pieno di inconsolabile dolore.
Il mestiere si tramandò di padre in figlio, e tuttavia il signor Carlo non ne voleva proprio sapere di seguire le orme di suo padre, di suo nonno e dei suoi avi: lui voleva fare del cinema e non accompagnare defunti già ricchi e un po’ stronzi a Santa Maria del Pianto!
Arrivò alla stazione Termini e già si sognava distratto a Cinecittà e poi a Hollywood, si vedeva accanto a Montgomery Clift in scene di un’amarezza immortale, un golden globe e un oscar alla carriera per un talento naturale e sconfinato, dentro di sé gioiva e rideva, poi un vecchio tram lo prese in pieno. Sopravvissuto, i connotati virarono verso la gioia; il suo animo, però, non fu più lo stesso.
Sua madre Addolorata vaticinò «darà i numeri!» e il signor Carlo, in effetti, trovò lavoro come eliminacode al banco salumi di un supermercato. «Prenda il suo numeretto» diceva accogliente alle massaie anziane, col sorriso stampato sul viso e la morte nel cuore.