Caspita

Guido in una notte d’autunno. La strada verso casa è ancora parecchia, mia moglie dice “ehi, perché non ci fermiamo a casa dei tuoi, è a due chilometri da qui”. Le dico “sì, meglio, sono stanco, ripartiremo domani mattina con comodo”.

La casa dei miei è divenuta negli anni la nostra casa estiva, e tuttavia capita qualche volta che ci venga anche d’inverno per starmene un po’ per conto mio. A Margherita non importa, piuttosto ne approfitta anche lei per starsene un po’ per conto suo. Stiamo insieme dal ’73.

La notte è ancora più fonda quando suona il telefono nello studio del mio papà.

Spero che smetta presto, Margherita mi dà una gomitata, “vai a rispondere, sarà importante”, vado nello studio del mio papà, prendo la cornetta.

“Pronto”
“Pronto, Guido, che fortuna averti trovato in casa”
“Chi parla?”
“Pier Giulio, ricordi? Eravamo vicini d’ombrellone. Non ci vediamo dall’estate del ’72”
“Certo, Pier Giulio, caspita, quanto tempo è passato! Che fine hai fatto?”
“Sono morto”
“Caspita”
“Ti sto chiamando dall’aldilà per una cosa molto importante”
“Dimmi tutto”
“Ricordi Margherita? La figlia dei Bonvicini?”
“Certo, come potrei dimenticarla”
“Ero molto innamorato di lei, non ho mai smesso di pensarla neanche un attimo, hai mica il suo numero di telefono?”
“No, non credo”
“Che delusione. Speravo che tu potessi aiutarmi. Da queste parti non circolano gli elenchi della Sip, il tuo numero è l’unico che ricordi a memoria”
“Mi dispiace”
“Già”
“Come si sta nell’aldilà?”
“Miliardi di miliardi di anime in fila per un solo telefono a gettoni”
“Caspita”
“Ora devo andare, ma prima dimmi una cosa: la Lazio poi l’ha vinto un campionato?”
“Sì. Caspita, devi essere morto da parecchio tempo, Pier Giulio”
“Credo di sì. Durante quest’attesa infinita ho perso la cognizione del tempo”
“Capisco”
“Devo riagganciare, le anime qui dietro scalpitano”
“Ciao!”
“È stato un piacere sentirti, spero che ci rivedremo presto”

Clic. Mi tocco per scaramanzia e vado a letto.

“Chi era?”, mi domanda Margherita mentre torno sotto le lenzuola.
“Pier Giulio, il mio vecchio vicino d’ombrellone. Lo ricordi?”
“Il mio primo amore, come potrei dimenticarlo”, ridacchia lei, “che fine ha fatto?”
“Ha lavorato una vita nella telefonia, ora è in pensione”
“Quanto mi piaceva. Era bellissimo” dice lei sorridendo.
“Caspita”, dico sbuffando.
“Sei mica geloso?”, chiede lei.
“Credo ti amasse anche lui”, dico io.
“Mai saputo”
“Già”
“Peccato”, dice lei dandomi un bacio sulla guancia prima di sprofondare di nuovo nel sonno.

Vado in cucina nella speranza di trovare un avanzo dell’estate passata, una bustina di camomilla, una boccetta di Minias.

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Antonio Coletta
Antonio Coletta ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in “Calcutta. Amatevi in disparte” (Arcana, 2018) e pubblicato la raccolta di racconti "Mia madre astronauta" (Ultra, 2019).

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