Chelsea Hotel #1

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C’è questa famosa canzone del 1974 di Leonard Cohen che racconta la breve relazione del cantautore canadese con Janis Joplin nelle stanze del Chelsea Hotel, e la New York degli anni Sessanta nella quale “[they] were running for the money and the flesh”.

S’intitola “Chelsea Hotel #2” ed è un pezzo crudo, così diretto che anni dopo Cohen si dichiarò dispiaciuto per aver rivelato quella storia e particolari intimi dei loro rapporti fisici e intellettuali.

Pur avendo una particolare predilezione per quella canzone, non mi ero mai chiesto prima di ieri, per quanto fosse ovvio, se esistesse una “Chelsea Hotel #1”, e poi sabato scorso l’ho trovata quasi per caso in questo marasma di dati.

È un pezzo live che risale al 1972: la morte di Janis Joplin è sicuramente più fresca, il pezzo è bello e crudo come il successivo ma pieno di un trasporto nei sentimenti e di un’urgenza espressiva che i versi e la voce perderanno nei due anni successivi, quando il lutto sarà forse elaborato o comunque così raffreddato da far concludere gelidamente Cohen che “I can’t keep track of each fallen robin […] that’s all, I don’t even think of you that often”.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in “Calcutta. Amatevi in disparte” (Arcana, 2018) e pubblicato la raccolta di racconti "Mia madre astronauta" (Ultra, 2019).

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Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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