Ho letto un articolo su RivistaStudio che parla del solomaxxing. Il solomaxxing sarebbe, in pratica, una tendenza dei ragazzi nati dalla metà degli anni Novanta in poi, che non si accoppiano per mancanza di tempo e soldi. Il paradosso è che, accoppiandosi, risparmierebbero tempo e soldi, come spiega bene la conclusione dell’articolo: «stare da soli costa 9 mila sterline all’anno in più rispetto a stare in coppia. Il solomaxxing come strategia di risparmio è, stando alla matematica, una stupidaggine. […] arrivare a quella coppia costa, e i costi di una relazione sono immediati mentre i risparmi sono futuri e incerti».
Io ho l’impressione, però, che questo fenomeno non riguardi solo la generazione Z ma un po’ tutti i precari (me compreso) e non solo le relazioni amorose ma, più in generale, tutte le relazioni e attività sociali, e che, lateralmente, la paura di rimanere senza tempo e soldi cementi l’unione delle coppie infelici.
Siamo bloccati nel presente. Viviamo, a parole, l’epoca delle libertà civili, eppure molti di noi non hanno le possibilità per goderne, per motivi strutturali o per paura. Tuttavia la distanza tra paura ed egoismo è labile: viviamo in un paese con ammortizzatori sociali debolissimi – a parte la famiglia, quando c’è –, ma ci resta davvero solo la necessità di accumulare per non rinunciare alla fibra ottica oggi, per non gravare sui figli domani e per non morire sotto un ponte dopodomani, tra quei poverissimi che adesso dovremmo e potremmo aiutare?
Mentre ci penso resto fermo, ben saldo, a braccia conserte, qui.