La storia della repubblica italiana è stata per un lungo periodo anche la storia del Partito Comunista Italiano che, al di là delle fregnacce che oggi vengono raccontate dai più, è stato fin dalle sue origini un movimento democratico e istituzionale, al quale va senz’altro dato il merito di essersi adoperato per la pacificazione del paese (l’amnistia verso i fascisti, come noto, fu voluta da Togliatti) e per aver tenuto lontano la minaccia sovietica.
A raccontarlo oggi pare impossibile: dalla caduta del muro e, ancor peggio, da Berlusconi in poi, quella storia democratica e popolare è stata ampiamente mistificata, anche per il modo in cui la maggior parte dei quadri dirigenti del vecchio PCI hanno inseguito il modello Mediaset, sposato il capitalismo come unica modalità di distribuzione del reddito possibile e abbracciato gli ideali borghesi, concentrandosi sui diritti civili (che è meritorio, ma costa meno rinunce) e rinnegando le ambizioni di internazionalismo e di equità sociale.
Oggi, poi, il Partito Democratico è un partito spesso più liberale di Forza Italia, e Sinistra Italiana (il partito teoricamente più a sinistra dell’arco istituzionale) è arrivato addirittura al punto di proporre l’abolizione dell’IMU sulla seconda casa (le migliaia di persone che non hanno un tetto non dovrebbero essere la priorità?) e di promuovere un adeguamento degli stipendi al costo della vita per «tutti gli italiani» (le parole sono importanti, mi insegnano).
Ora che il capitalismo pare cadere a picco – e per questo si protegge e difende in modo violentissimo – varrebbe invece la pena ritornare su Marx e sul socialismo, sulla storia democratica del Partito Comunista Italiano e dei suoi politici e intellettuali, sulle loro ambizioni di equità sociale e libertà, correggere la rotta e proporre un nuovo modello di società prima che tutto, davvero, ci crolli attorno e che questo squilibrio sociale sempre più imponente cada, pesante e inesorabile, sulle spalle dei nostri figli.
