La differenza

L

Pochi giorni fa è stata emessa la sentenza per l’omicidio Morganti, un fatto di cronaca nera avvenuto due anni fa – e a pochi passi da casa mia, ad Alatri (FR) – che ebbe notevole risalto nei media nazionali: un ragazzo fu ucciso da alcuni balordi (tre, secondo la sentenza) che lo picchiarono tanto da ucciderlo.
Gli assassini sono stati condannati a sedici anni di carcere per omicidio preterintenzionale e non per omicidio volontario come richiesto dalla famiglia e dall’accusa.

Ieri, invece, i giornali hanno pubblicato una foto di uno dei due ragazzi accusati dell’omicidio del carabiniere Cerciello Rega, vessato in caserma quasi a mo’ di vendetta. Sono modalità di lavoro animalesche delle quali pensavamo di esserci liberati dopo Cucchi e Aldovrandi, invece siamo ancora lì.

Per entrambi i fatti leggo tantissimi commenti indignati, quelli di chi vorrebbe “chiudere la cella e buttare la chiave” per i tre balordi di Alatri (FR) e quelli di chi si domanda – persino in un partito di governo – se non fosse legittimo molestare un uomo che ha confessato un delitto tanto grave.

La difesa dell’integrità dell’uomo sottoposto a fermo, quella del condannato, la differenziazione delle pene per l’omicidio a seconda della condotta che lo ha causato – e più in generale il rifiuto della violenza, lo stato di diritto, la pena come percorso di riabilitazione e reinserimento in società del criminale – cozzano evidentemente con la legittima emotività dei parenti delle vittime e con l’empatia degli spettatori.

E tuttavia sono forme di tutela per tutti noi, persino per quelli che (ipotesi astratta) possono aver tentato di vendere il proprio Paese a una potenza straniera.

È ciò che ci differenzia dalle società che tutti riteniamo “più arretrate”, dagli uomini dei secoli scorsi e, più in generale, dai branchi di lupi.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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