Antonio Coletta Autore, ufficio stampa, redattore editoriale

La nuova classe operaia (che la sinistra non vede)

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Se c’è un errore marchiano che la massima parte della sinistra italiana ha compiuto negli ultimi vent’anni è stato quello di combattere battaglie sindacali quasi esclusivamente per i lavoratori più tutelati, i dipendenti e gli ex dipendenti pubblici, e di parlare (in modo poco convinto fin dal Novecento, senza aver mai raggiunto i livelli di concretezza dei miei amati Radicali) soprattutto di diritti civili: si è occupata prevalentemente, in soldoni, di privilegi di classe – perché del tuo sacrosanto diritto a vivere liberamente la tua sessualità, per esempio, cosa vuoi fartene se non sono tutelati il tuo diritto a un reddito, al cibo e a una casa, né i tuoi diritti sociali?

Non mi è chiaro perché tutti questi diritti, sociali e civili, non possano essere tutelati assieme, o meglio, mi è chiarissimo, ed è la mancanza di empatia, il disprezzo che anima questo Paese, dove i terzultimi s’incazzano con i penultimi, che s’incazzano con gli ultimi e questi, a loro volta, con gli ultimissimi, che purtroppo non hanno nessuno con cui incazzarsi e non riescono mai a ottenere neanche uno straccio di diritto (tutti a stracciarsi le vesti, però, quando si tratta dei diritti dei nostri amici pelosi, forse perché non costa vera fatica emotiva).

Tutti questi ultimi che s’incazzano tra loro, tutti questi che fanno fatica a mettere assieme il pranzo con la cena in un mercato che si autoregola, tutti gli artefici del proprio destino mediocre e disastroso, i malati e i disabili, quelli senza cittadinanza, i vecchi pensionati con una pensione ridicola, i giovani che non sanno che pesci prendere, i bambini: ecco, è questa secondo me la nuova classe operaia, quella che la massima parte della sinistra non riconosce.

E il lavoro come privilegio, che fesseria! Ma non c’è nessuno che s’incazza davvero, forse perché non ce la facciamo più, e io tra loro, lo ammetto, perché non sopportiamo più il famigerato establishment, il direttore del telegiornale in età pensionabile che deride il dolore dei giovani attivisti per l’ambiente, l’editorialista del grande quotidiano in età pensionabile che invita i più giovani ad adeguarsi a un mercato flessibile e a fare i lavori più disparati per sopravvivere, la grande agenzia di comunicazione che porta avanti una campagna milionaria finanziata con soldi pubblici in modo sciatto e approssimativo e percula tutti i professionisti con le pezze al sedere acquistando una pagina del Corriere («Quando una campagna di promozione turistica, rompe il muro dell’indifferenza e riesce a dar vita in soli 5 giorni da “Italia. Open to Meraviglia” ad un dibattito culturale così accesso, rappresenta sempre qualcosa di positivo») – e cito questi tra tanti solo perché è un settore che conosco meglio degli altri.

Non ce la facciamo più, non li sopportiamo più e possiamo ignorarli, ma purtroppo non possiamo far finta di non vedere la maniera in cui i diritti sociali e civili vengono ignorati e blastati, gli ostacoli di uffici e burocrazia messi lì a intralciare un possibile sostegno del welfare, il modo in cui la tutela dei grandi patrimoni ha creato masse enormi di nuovi poveri destinate ad aumentare vertiginosamente nel giro di un decennio.

Ricordo che mia nonna da bambino mi rimproverava quando non volevo terminare il pollo nel piatto, dicendomi di pensare agli africani che non potevano mangiarlo, e che una volta le dissi che tanto gli africani non lo avrebbero mangiato lo stesso quel pollo, perché in Africa non ce l’avevano mica il supermercato.

Ecco, dicevo, mi pare che manchino supermercati, e, all’appello, troppi polli da poter, almeno, condividere.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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