Ho visto al cinema L’agente segreto, che è un film importante e coloratissimo sulla memoria e sulla dittatura militare brasiliana, candidato agli oscar e già vincitore di due premi importanti a Cannes. È un film anche sul cinema, come mezzo di espressione poliedrico e come luogo di incontro – azzardo: un po’ come accadeva, con altri toni, in Nuovo Cinema Paradiso.

In questa scena c’è in primo piano il protagonista del film. Padre fuggitivo, qui ha l’occasione di passare poco tempo col figlio, e di parlare con lui, e il figlio sente di dover condividere con il padre la cosa più importante per lui in quel momento: ha visto uno squalo con una gamba umana mozzata tra le sue fauci. E dove l’hai visto, gli chiede il papà. Alla radio, risponde il bambino. E il papà gli dice che la radio non si può vedere. E mi pare che lì stia uno dei temi del film, e anche tutta la differenza tra grandi e piccini, che da bambini si riesce a vedere dappertutto e invece, da adulti, è sempre enormemente complicato.