Ha detto il ministro della giustizia Nordio, a proposito della riforma costituzionale che porta il suo nome e sulla quale saremo chiamati a votare, che questa «gioverebbe anche a loro [l’opposizione] nel momento in cui andassero al governo».
Mi pare che questa affermazione così candida del ministro esprima da un lato un po’ di fessaggine e dall’altro, mille volte meglio di ogni discorso tecnico, l’obiettivo ultimo del governo, che è quello di rafforzare il potere dell’esecutivo in generale.
Vanno in questa direzione, del resto, anche la proposta di riforma elettorale presentata dalla maggioranza di governo e le parole chiare del ministro Tajani, che ha proposto di togliere il controllo della polizia giudiziaria ai pubblici ministeri, promuovendo di fatto la sua subordinazione alla politica.
Tanti cittadini hanno avuto problemi con la giustizia, e magari sono anche un po’ legittimamente incazzati con il loro giudice. Tutto è perfettibile, niente è intoccabile, neanche la costituzione.
Mi chiedo però davvero come si faccia, stando al di fuori dei palazzi delle istituzioni, a votare sì mirando a indebolire un potere per rafforzarne un altro, partecipando alla costruzione di una politica più forte e autoritaria, come se possa convenire anche a noialtri – e invece no, mi pare chiaro che non sia così.