Verranno a chiederci del nostro umore

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Ciociaria Paranoica è la prima guida alla provincia di Frosinone amica del popolo

Confesso, sono stati mesi difficili e più volte ho pensato di abbandonare la conduzione di questa rubrica.

Le vicende seguite al mio reportage sul temibile auto-proclamatosi Califfato di Tecchiena mi hanno causato più di una notte insonne.

Troppi trattori sabotati, troppe galline rubate dai pollai, troppa xylella fastidiosa negli uliveti: ne è valsa davvero la pena? E’ giusto causare tanta sofferenza per due risate?

Ad esempio, è corretto che tante persone perdano la propria dignità a causa della promozione in serie A del Frosinone Calcio? Non sarebbe stato meglio per la nostra provincia restare lontano dai riflettori almeno fino al termine del ventunesimo secolo (giusto il tempo di metterci al passo con l’era contemporanea)?

O forse no. Magari il Frosinone in serie A aiuterà la nostra provincia a fuggire la sua desolazione culturale e gli stereotipi che mi aiutano a portare avanti agilmente questa rubrica. Magari riusciremo a sganciarci da tutto ciò che ha a che fare con le ciocie e le conche, con Gigione e gli organetti, con Andreotti e “a Fra’ che te serve?”. Magari riusciremo a comprendere che l’ironia può essere anche volgare ma la volgarità fine a se stessa non fa ridere e, quindi, guarderemo con disprezzo quei tizi dei “stam’ tutti a pizz’ dritt’” o delle imprecazioni con la A maiuscola.

Più probabilmente non trarremo alcun vantaggio da questa promozione in serie A ma ne avremo, certamente, dai 2500 posti di lavoro offerti dalla nuova sede del colosso americano Amazon che aprirà in Provincia.

Per chi non lo sapesse, Amazon è la più importante azienda di commercio elettronico al mondo e, attraverso il suo sito, potete acquistare un romanzetto da me scritto riguardante una storia vera della nostra terra (pubblicato dalle Edizioni Fanfarillo) intitolato “Sistino e Jolanda”.

Vi racconto la trama in breve.

Questo romanzetto narra le vicende di due nobili famiglie di Alatri in contrasto tra loro per una questione di abbacchi – i Calicchia e gli Gneo – e la storia d’ amore tra due ragazzi di queste famiglie (Sistino e Jolanda, appunto).

Jolanda ama Sistino, Sistino ama Jolanda ma le due famiglie non vogliono saperne: i due ragazzi decidono perciò di sposarsi segretamente presso la virtuosa chiesa di Sant’Emidio.

Il giorno del matrimonio, Sistino si trova coinvolto in una rissa con gli zingari di Frosinone per questioni di droga e, furibondo per l’ uccisione di un suo amico, uccide a sua volta Ezio, cugino di Jolanda. Scoperto, è costretto a fuggire a Boville Ernica.

Nel frattempo Jolanda è costretta dalla famiglia Gneo a sposare un gentiluomo di Collelavena.

Un frate cappuccino escogita una soluzione al dramma d’amore e consegna a Jolanda una pozione-sonnifero che la porterà ad uno stato di morte apparente solo per quarantadue ore così da poter evitare il matrimonio con il gentiluomo di Collelavena e fuggire.

Nel frattempo il frate manda il suo fidato assistente a Boville Ernica per informare Sistino dello stratagemma affinché egli la possa raggiungere al suo risveglio e fuggire insieme da Alatri.

Il messaggero non arriva in tempo da Sistino, il quale, accecato dal dolore, fa per recarsi al sepolcro di Jolanda ma resta coinvolto in un incidente sulla superstrada Sora – Ferentino e muore.

Finito l’incantesimo, Jolanda si sveglia e, dopo aver saputo dell’incidente occorso a Sistino, si avvede che è quasi ora di cena.

Fine.

Ciociaria Paranoica viene pubblicata da Gente Comune
“Verranno a chiederci del nostro umore” è stato pubblicato sul numero di Giugno 2015

Mettete dei fiori nei vostri trattori

je suis zappoCiociaria Paranoica è la prima guida alla provincia di Frosinone che non teme l’autoproclamatosi Califfato di Tecchiena

La Ciociaria è ancora visibilmente scossa dai drammatici fatti dello scorso 7 gennaio: nei bar, in famiglia e negli uffici non si parla d’altro e in tutto il territorio sono nati comitati di cittadini pronti a scendere in piazza per manifestare.

“Quello del 7 gennaio è stato un vero attentato alla nostra libertà”, ha dichiarato Sisto D’Arpino, attivista del Meetup della zona Semaforo del Movimento 5 Stalle, “anche noi ciociari avremmo voluto rendere omaggio alla salma del grande Pino Daniele. E’ una vergogna, non siamo cittadini di serie B. E poi, tra Roma e Napoli, siamo anche di strada”.

Le scelte della famiglia Daniele hanno attirato in particolare le ire dei terroristi dell’auto-proclamatosi Califfato di Tecchiena, i quali hanno immediatamente rivendicato, attraverso un video su Youtube, il posizionamento dei pericolosissimi spartitraffico in piena curva sulla Statale 155 per Fiuggi.

Non è la prima volta che l’auto-proclamatosi Califfato di Tecchiena attacca le istituzioni borghesi occidentali: molti tra voi ricorderanno l’occupazione di tutti i cinema della Provincia per impedire che fossero proiettati film senza la partecipazione di Christian De Sica; gli affezionati della mia rubrica non avranno certamente dimenticato le lettere intimidatorie giunte alla redazione di Gente Comune nelle quali si chiedeva espressamente di non scherzare sulla Ciociaria; altri lettori ricorderanno la vicenda del sequestro del pesce rosso dell’esimio professor Julio Sixto Cianfrocca per il quale, secondo alcuni, fu pagato un riscatto di tre maiali, otto pollastri e tredici galline.

Il pesce rosso se l’è cercata”, disse in proposito Sisto Macciocca, attivista del Meetup dell’Autogrill La Macchia del Movimento 5 Stalle, “il professor Cianfrocca restituisca ai ciociari onesti il prezzo pagato per il riscatto”.

In seguito al sequestro e alle conseguenti polemiche, il professor Cianfrocca – già autore di testi come “La fiura: etica ed estetica” e “Fenomenologia del Cesanese del Piglio” – si è fatto promotore della pace.

“Le istituzioni borghesi e quelle del Califfato di Tecchiena possono coesistere”, ha dichiarato l’esimio studioso in conferenza stampa, “presenterò una soluzione al problema a Pennelavena nell’estate del 2015”.

L’importanza di chiamarsi Cos’

pastore ciociaro“Ciociaria Paranoica” offre l’unica soluzione definitiva ai problemi della provincia di Frosinone: la bomba atomica

Voglio ringraziare pubblicamente tutti gli elettori dell’Udeur che hanno riconosciuto in me un leader indiscusso grazie all’ultima puntata di “Ciociaria Paranoica”: siete brave persone.

Molti tra voi si saranno chiesti di cosa mi occupo quando non scrivo per Gente Comune.

Spero di non deludervi dicendovi che passo il mio tempo reperendo involontariamente informazioni su Cos’, mitico personaggio ciociaro da sempre sulla bocca di tutti che, purtroppo, non ho mai avuto l’onore di incontrare. Dicono mi somigli parecchio.

“Ma tu non sì Cos’?”, mi chiedono.
“No, sono Antonio”
“Ah, scusa”
“Figurati, ormai sono abituato”

Negli anni ho sentito dire di Cos’ tutto e il contrario di tutto. E’ stato carpentiere, filosofo, contadino, macellaio, cantante, giornalista, consigliere provinciale, sindaco, notaio, calciatore e chi più ne ha più ne metta. Ha avuto influenze, sciatalgie, tumori, otiti, persino l’Aids e l’ebola. Ha raccontato migliaia di barzellette e centinaia di bugie. Ha avuto figli e nipoti. Una volta non ha messo la freccia sulla statale ed ha avuto un brutto incidente.

Ultimamente è anche morto. L’ha scritto su Facebook la professoressa Jolanda Promutico: “R.I.P. Cos’”. “Ora pazziarai con gli angeli” ha commentato il dirigente della squadra di Curling della Comunità Montana degli Ernici dottor Sisto M. Pantano.

Ho sempre pensato che se avessi un figlio mi piacerebbe chiamarlo Lorenzo o Giulia perché credo sia importante dare a tutti i bambini ciociari lo stesso nome.

Ultimamente, però, ho cambiato idea. Ne ho parlato anche con la mia compagna.

“Sai Franca, se avessimo un figlio mi piacerebbe chiamarlo Cos’”

“Cos’? Non so, quell’apostrofo finale non mi convince, è così hipster”

“Mi piacerebbe ricordare Cos’, buonanima”

“Intendi Cos’, il figlio di Cosa che abitava a Cos’?”

“Sì, non l’ho mai conosciuto personalmente ma dicono che fosse una gran brava persona”

“Eh sì”

“Proprio l’altro giorno camminavo per strada quando un ragazzo da lontano ha preso ad urlarmi contro «Compaaaaaaaaa… compaaaaaaaaaaaaa» con fare minaccioso.
Avvicinatosi ha capito di essere in errore.
«Prima che tu dica qualsiasi cosa: ti sbagli, non sono Cos’».
«Oh, scusa compà»
Superato l’imbarazzo mi sono sentito in dovere di dargli la brutta notizia.
«Cos’ è morto, pace all’anima sua».
Era affranto, mi ha chiesto «Non posso crederci! Cos’ Cos’? Il figlio di Cosa?».
«Sì, proprio lui, quello che abitava a Cos’».
«Dannazione».
«Sì».
«Brutta storia, che Iddio gli renda merito. Vabbè, ciao compà».
«Ciao»”

“Adoro quando utilizzi il dialogo diretto per raccontarmi degli aneddoti!”

“Sì, lo so”

“Bene”

“Vuoi che ti racconti altre storie che riguardano Cos’?”

“Magari più tardi”

“Ok”

“A dopo”

Ciociaria Paranoica viene pubblicata da Gente Comune
“L’importanza di chiamarsi Cos’” è stato pubblicato sul numero di Dicembre 2014

L’inarrestabile ascesa del turismo in Ciociaria

Il cartello del Punto Blu di FrosinoneCiociaria Paranoica è la prima guida alla Provincia di Frosinone che mette gli accenti al posto giusto.

La crisi del capitalismo occidentale ha toccato ogni settore dell’economia.

Eppure, contro ogni previsione, continua l’ascesa del turismo in Ciociaria: merito della lungimiranza degli amministratori o delle innumerevoli attrattive del territorio?

I dati parlano chiaro: sono stati undici i turisti che hanno visitato la provincia di Frosinone nell’estate del 2014, ben quattro in più rispetto all’anno precedente.

Per capire qualcosa di più li ho intervistati tutti e undici.

Frosinone è talmente bella che in confronto anche Ceccano pare orribile (Matteo Cossu, 43 anni, baby pensionato, Cagliari)

In nessun altro posto al mondo avevo mai venduto tanti fuseaux (Barra Senghor, 32 anni, ambulante, Dakar)

Sono venuto ad onorare questa terra: se non fosse per la Ciociaria non produrrei più stivali bianchi (Diego Della Valle, 60 anni, imprenditore, Sant’Elpidio a Mare)

Il monumento di Frosinone che mi è piaciuto di più è stato il cartello del Puntoblu eretto sul finire del XX secolo presso il casello autostradale. Avevo letto qualcosa in proposito su Tripadvisor: non credevo fosse tanto imponente (Marco Cossu, 23 anni, figlio di baby pensionato, Cagliari)

Un vero peccato che così poca gente visiti questa bella terra. Se io fossi il capo della Ciociaria, ad esempio, interverrei sulla toponomastica. «Provincia di Frocinone», ad esempio: con un semplice cambio di consonante si potrebbe attirare più turismo gay-friendly di quanto ne abbiano mai attirato le isole greche. «Provincia di Frocinone, noi vi diamo il matrimonio, voi ci date il patrimonio». Più diritti civili più ricchezza e civiltà. Potrebbe funzionare. Oppure, chessò, «Supinho, il Brasile a due passi da Morolo» (Mario Mauro, 37 anni, esperto di marketing, Chiavari)

Ho deciso di visitare la Ciociaria dopo aver letto la tua coraggiosa rubrica: il tuo sì che è giornalismo d’inchiesta! (Enrico Mentana, 59 anni, direttore del TG La7, Milano)

Ogni estate torno ad Alatri per le sue manifestazioni culturali originali e all’avanguardia (Alcide Girotti, 104 anni, ultracentenario italiano, Firenze)

Dopo la torre Eiffel, l’ascensore inclinato di Frosinone è l’opera ingegneristica di maggiore impatto che mi sia mai capitato di vedere (Renzo Piano, 77 anni, architetto e senatore a vita, Genova)

La fiera delle cipolle di Alatri è SPETTACOLARE (Giacinta Girotti nata Celsetti, 97 anni, moglie di ultracentenario italiano, Firenze)

L’asse attrezzato è meglio di via Gradoli (Piero Marrazzo, 56 anni, conduttore tv, Roma)

Se verrò eletto sindaco di Parigi farò degli Champs Élysées una nuova Monti Lepini: che rotatorie, mon dieu! (Cedric Sevrier, 52 anni, candidato a sindaco di Parigi, Parigi)

Ciociaria Paranoica viene pubblicata da Gente Comune
“L’inarrestabile ascesa del turismo in Ciociaria” è stato pubblicato sul numero di Ottobre 2014

Jerzy Kosinski – Oltre il giardino (Minimum Fax)

Oltre il giardinoIl 26 settembre del 1960 milioni di americani poterono assistere per la prima volta, attraverso i loro piccoli schermi in bianco e nero, a un dibattito tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti.  Stando ai sondaggi dell’epoca, Kennedy risultò vincitore della sfida per la maggior parte degli spettatori televisivi, Nixon per la maggioranza degli ascoltatori della radio: fu quello il momento di rottura tra l’epoca pre-televisiva e quella contemporanea, e la successiva vittoria elettorale di Kennedy sarà la conferma, per gli osservatori più attenti, del peso sempre maggiore che l’apparenza assumerà per la società.

Potrebbe esserci proprio il duello Kennedy – Nixon tra le ispirazioni di “Oltre il giardino”, scritto da Jerzy Kosinski appena dieci anni dopo, o magari lo scrittore potrebbe aver messo a frutto gli stimoli del suo occhio cinico da polacco immigrato che lo porterà a dire, in un’intervista al mensile inglese “Third Way” del febbraio 1981, “avrei potuto essere ritardato ma loro mi avrebbero trattato allo stesso identico modo”, volendo sottolineare l’attenzione americana alle apparenze.

Kosinski in questo suo romanzo breve (rivisitato in un meraviglioso film di cui lo stesso scrittore curò la sceneggiatura) racconta, con i toni della farsa – o del dramma, a seconda dei punti di vista –, il dominio dell’immagine nella società contemporanea, quella potenza dell’esteriorità che ha portato anche il nostro Paese a conseguenze che si possono definire grottesche almeno quanto l’ascesa politica del protagonista della vicenda, Chance il giardiniere.

Chance è un uomo senza passato, analfabeta ed asessuale, le cui uniche conoscenze sono legate al giardino che ha curato per tutta la vita e alla televisione cui assiste incessantemente, assorbendone le immagini e i comportamenti senza alcun filtro né capacità di reinterpretazione.

Costretto ad abbandonare il suo giardino (“tutto, […] fuori dal cancello somigliava a quello che aveva visto alla tv […] aveva l’impressione di aver già visto tutto”), Chance si ritrova in una serie di equivoci provocati dal suo bell’aspetto e dai vestiti all’ultima moda ereditati dal suo vecchio datore di lavoro che lo fanno apparire come “uno degli uomini d’affari più eleganti”, ne fanno fraintendere qualsiasi comportamento od affermazione e persino le generalità (“«Io sono Chance», balbettò e, non sembrandogli questo abbastanza, aggiunse «il giardiniere». «Chauncey Gardiner», ripeté lei […] «Io e mio marito siamo vecchi amici di Basil e Perdita Gardiner […] è per caso un loro parente, signor Gardiner?»”).

Chance si limita ad esserci (“mi piace guardare”) e ad essere interpretato (“virile; raffinato; bella voce; una specie di incrocio fra Ted Kennedy e Cary Grant”): da spettatore del mondo ne diviene protagonista inconsapevole (“uomini come Gardiner decidono ogni giorno la sorte di milioni di persone!” esclama ad un certo punto l’ambasciatore sovietico).

“Oltre il giardino” rappresenta quasi un unicum in quello spazio dove si incrociano letteratura e cinematografia, uno di quei pochi casi nei quali sarebbe veramente un peccato affermare “non leggo il libro, ho visto il film” e, allo stesso identico modo, sarebbe un delitto non vedere il film dopo aver letto il libro.

Pubblicato da Il Mucchio Selvaggio on-line il 13 giugno 2014

Israel Joshua Singer – Yoshe Kalb (Adelphi)

yoshe kalbIsrael Joshua Singer è stato riscoperto prima in Francia e poi in Italia attraverso La famiglia Karnowski, uno dei romanzi più interessanti pubblicati nel 2013, un’emozionante saga familiare che si snoda attraversa la Polonia, la Germania di Weimar, quella di Hitler e gli Stati Uniti degli anni trenta.

Dopo la decima edizione de La famiglia Karnowski, Adelphi Edizioni ha deciso di ripubblicare Yoshe Kalb, romanzo tragicomico scritto con piglio realista, spietato sguardo d’insieme sulle corti dell’ebraismo ortodosso d’inizio novecento.

Yoshe Kalb è prima di tutto una storia d’amore e desiderio: il protagonista Nahum non riesce ad assegnare una qualche corrispondenza tra le pulsioni per la giovane suocera Malka (“selvaggia, ostinata e ribelle”) e l’afflato religioso che ha ispirato la sua educazione e la sua vita fino a quel momento.

La modernità, la sensualità e la passionalità di Malka sono elementi di rottura che non solo mandano in pezzi la personalità di Nahum trasformandolo in un uomo senza identità, ma frantumano anche la comunità tradizionale ortodossa della quale i protagonisti fanno parte.

Le sventure che si abbattono sulla comunità, dall’incendio della Sinagoga all’epidemia fino alla guerra intestina tra corti, simboleggiano la fine di quel modello di società e delle sue convenzioni [le anacronistiche corti descritte nel romanzo, tuttavia, sopravvivono ancora oggi soprattutto in Israele, come raccontato nel film del 2012 La sposa promessa, premiato con una Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile al Festival del Cinema di Venezia].

Osservandone la biografia, si ha l’impressione che, come Nahum, anche I.J. Singer ebbe difficoltà ad assegnare a se stesso una precisa identità.

Nato ebreo ortodosso e divenuto illuminista, Israel Joshua Singer fu un sostenitore della prima ora della Rivoluzione Bolscevica: fuggì deluso dalla Russia nel 1921 e riparò nella natia Polonia, diventando prima corrispondente da Varsavia per il Jewish Daily Forward (quotidiano della comunità ebraica americana di dichiarata ispirazione socialista) per emigrare, infine, a New York.

Autore yiddish in conflitto con la lingua madre (in una sua lettera arrivò a dire che scrivere in yiddish era “umiliante”) e con l’ambiente dell’ebraismo ortodosso nel quale la sua famiglia era immersa (in contrasto con la volontà del padre rabbino, abbandoneranno quella comunità e diverranno scrittori anche la sorella maggiore Esther Kreitman ed il celebre fratello minore Isaac Bashevis), le sue opere ebbero successo limitato finché fu in vita per poi essere completamente oscurate dalla produzione del ben più longevo fratello, Premio Nobel per la Letteratura nel 1978.

Per nostra fortuna il maggiore dei Singer – definito “il fratello ben più talentuoso di Bashevis” dal celebre critico letterario americano Harold Bloom – coltivò il suo innato estro da contastorie: i suoi romanzi sono capaci di intrattenere, emozionare ed appassionare senza risentire del passare del tempo, nemmeno quando la tematica e l’ambientazione del racconto appaiono molto distanti dalle conoscenze e dal mondo del lettore.

Pubblicato da Popoff il 5 giugno 2014