Jean-Baptiste Rambla

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Mi ha colpito molto una vicenda che ho conosciuto per caso poco fa, attraverso un post di Charlie Hebdo.

È la storia di un bambino, quello della foto: il suo nome è Jean-Baptiste Rambla, è il 1974, ha sei anni e mezzo ed è l’unico testimone del rapimento di sua sorella Marie-Dolorès.

Un uomo li ha avvicinati mentre giocavano per strada, «ho perduto il mio cagnolino nero, mi aiutate a cercarlo?». Jean-Baptiste ha fatto il giro dellʼisolato in cerca dellʼanimale, quando è tornato al punto di partenza lʼuomo e la sorellina non c’erano più.

La bambina sarà trovata morta due giorni dopo. Dellʼomicidio verrà accusato Christian Ranucci, un agente di commercio di Nizza. Il piccolo Jean-Baptiste sarà il testimone chiave nel processo: nonostante tentenni di fronte al giudice, Ranucci verrà condannato a morte.

La famiglia Rambla chiederà tramite il suo avvocato di risparmiare al condannato la pena capitale, il presidente Giscard dʼEstaing rifiuterà la grazia: Ranucci, tra moltissimi dubbi, sarà ghigliottinato il 28 luglio del 1976.

Appena due anni dopo Le pull-over rouge – unʼinchiesta del giornalista e romanziere Gilles Perrault – confuterà l’esito del processo, dando man forte ai movimenti per l’abolizione della pena di morte in Francia (avvenuta nel 1981).

Quel bambino, Jean-Baptiste Rambla, oggi è un uomo di cinquantʼanni. Ha ucciso la sua datrice di lavoro nel 2004, forse per alcuni stipendi non pagati, facendone a pezzi il cadavere e nascondendolo in un borsone. È uscito dal carcere per buona condotta nel 2015 e oggi è di nuovo sotto processo per l’omicidio di una ragazza di 21 anni, uccisa nel 2017.

Mentre sfoglio i giornali francesi per soddisfare la mia curiosità e ricostruire questa vicenda terribile e complessa – piena di violenza e di dolore, nella quale bene e male si confondono di continuo, che pone alcune domande irrisolvibili sulla natura e sul destino degli uomini – mi risulta impossibile dare un giudizio affrettato e ingenuo che mi rassicuri prima di andare a letto.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in “Calcutta. Amatevi in disparte” (Arcana, 2018) e pubblicato la raccolta di racconti "Mia madre astronauta" (Ultra, 2019). Lavora da freelance come autore, ufficio stampa e social media manager e offre servizi di ghostwriting, correzione di bozze, valutazione e revisione manoscritti.

Un commento

Antonio Coletta

Antonio Coletta ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in “Calcutta. Amatevi in disparte” (Arcana, 2018) e pubblicato la raccolta di racconti "Mia madre astronauta" (Ultra, 2019). Lavora da freelance come autore, ufficio stampa e social media manager e offre servizi di ghostwriting, correzione di bozze, valutazione e revisione manoscritti.

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