Antonio Coletta Autore, ufficio stampa, redattore editoriale

La dottoressa Vattelapesca

L

Mio figlio ha una relazione clandestina con unʼaltra mamma. Lo so da parecchio ormai: me ne sono accorta un giorno quando lʼho visto uscire dalla scuola e prendere la mano di unʼaltra donna.

Che cosʼabbia quella più di me non lo so: è forse più giovane, forse più bella, ma cosa conta, non sono tutte belle le mamme del mondo? E poi io so cucinare bene, sicuramente meglio di lei, e adesso che sono andata in pensione ho anche più tempo per preparare certi manicaretti che, ah, se mio figlio sapesse! Ma lui non lo sa, perché sono mesi, sono anni che non viene in questa casa, nemmeno solo per dormire: se ne va in giro con lʼaltra mamma, a casa di quellʼaltra, che non abita poi nemmeno troppo distante da qui. Senza vergogna, li vedono tutti.

«“Mammante”? Come dovremmo chiamarla una bestia del genere?», ho chiesto a mio marito, che però non sembra troppo interessato alla faccenda. Ho sposato un uomo senza cuore. Abbiamo avuto un solo figlio, uno solo, e quello è andato via di casa e non è tornato più. Forse avremmo dovuto altri: due o tre figli, magari quattro, forse uno mi sarebbe rimasto fedele, chissà. E mio marito se ne frega, dicevo. Una mattina abbiamo discusso di questa faccenda, o meglio: io ho discusso, lui si è limitato a scuotere il capo e poi, per farmi concludere, ha detto che mi avrebbe fatto internare; si è voltato, è andato in bagno con la gazzetta dello sport e non ne è più uscito.

Sto perdendo gli anni migliori di mio figlio. E li sta perdendo anche mio marito, che però se ne frega, e se ne sta in bagno da mesi, da anni a leggere la gazzetta dello sport. Busso alla porta del cesso, lo chiamo, non mi risponde. Vi pare un atteggiamento rispettoso verso una madre che soffre?

Lʼho detto anche a mio figlio, ieri, mentre tornava a piedi da scuola con la sua mammante. Li ho fermati, hanno finto di non riconoscermi. Ho preso per un braccio il mio bambino, gli ho detto che suo padre è chiuso in bagno da mesi, da anni, «adesso vieni a casa e parliamo» e poi quella bestia ha urlato «cosa vuole, lasci in pace mio figlio». Ho perso la ragione, ma chi non lʼavrebbe persa al mio posto?

«Tuo figlio? Maledetta!», lʼho strattonata, lʼho spinta a terra, ha sbattuto il capo, ha perso i sensi, è forse morta sul colpo, chissà. Ho chiesto scusa, «scusa», «scusa», «scusa», e poi ho urlato «non morire!». Non avrei dovuto urlare «non morire!», un po’ perché non sono cose che si impongono alla gente, un po’ perché un tizio ha capito e ha chiamato i soccorsi.

È arrivata l’ambulanza, sono arrivati i carabinieri, hanno ignorato lei e preso me. Mi hanno accerchiata, mi hanno legato a un lettino, portata a bordo, «il mio bambino, il mio bambino», ho urlato piangendo, ma quell’ingrato nemmeno si è girato, è rimasto a piangere la sua mammante.

I portelloni che si chiudono, la sirena, la corsa in ospedale, mi hanno portata al quinto piano, legata a un letto e chiusa in una stanza. Dopo un poʼ è entrata una tizia, le ho chiesto di slegarmi, mi ha detto che avrebbe chiesto alla dottoressa Vattelapesca. Poi ho chiesto a un altro tizio di poter vedere la tivvù, mi ha detto che avrebbe chiesto alla dottoressa Vattelapesca.

Poi è arrivata finalmente la dottoressa Vattelapesca, e non mi ha slegato né acceso la tivvù. La Vattelapesca ha detto alla tizia e al tizio qualcosa e qualcosʼaltro. Poi ha detto di nuovo qualcosa e qualcosʼaltro alla tizia e al tizio e infine ha fatto per andarsene, senza salutare. Vi pare un atteggiamento rispettoso verso una mamma che soffre? Allora ho provato a dimenarmi, le ho urlato «maleducata, mi faccia almeno parlare con mio marito», la dottoressa si è voltata e mi ha detto «gne gne gne, signora, ma lei non è mai stata sposata». Credo che quella bestia della Vattelapesca mi abbia scambiato per unʼaltra.

A proposito dell'autore

Antonio Coletta

Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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Antonio Coletta è autore, ufficio stampa e redattore editoriale freelance. Ha fondato numerosi blog e strambe webzine e collaborato con molte testate e troppi siti internet. Ha raccontato la sua fallimentare esperienza di addetto stampa del cantautore Calcutta in «Calcutta. Amatevi in disparte» (Arcana, 2018), pubblicato la raccolta di racconti «Mia madre astronauta» (Ultra, 2019) e partecipato all'antologia «Qui giace un poeta» (Jimenez, 2020) con un racconto su Roberto Bolaño.

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