Dopo l’ennesimo litigio urlai a mia moglie «adesso esco e vado con la prima che passa», mi chiusi la porta alle spalle con forza, scesi in strada e la prima donna che passò era Rita Levi Montalcini, con le sue gambette secche da Nobel e il passo breve e veloce da senatrice a vita. «Signora, posso venire con lei?», domandai, lei mi sorrise con scienza e coscienza e disse «sì, certo, sto andando dal droghiere a comprare del caffè e del cioccolato». Usciti dalla drogheria la accompagnai dal parrucchiere, «una scienziata deve avere sempre i capelli in ordine», e poi dal pizzicagnolo, «mi dia un etto di prosciutto crudo dolce, quello scontato». Poi andammo a casa sua, mi fece accomodare in poltrona. Lei si sedette sul divano. Restammo in silenzio a studiarci. «Se li porta bene i suoi centotré anni». Lei arrossì, accennò un grazie, poi disse «è stato un piacere passare questa giornata con lei, in compagnia. Ho dedicato la mia vita alla scienza, non ho messo su famiglia, e le persone attorno a me sono morte tutte. Ma ora ho lei. Non è semplice stringere nuove amicizie quando sei così anziana. Sono stata fortunata». «Lei seppellirà anche me». «Sì». «Deve avere una bella pensione». «Sì». «Venga, le faccio vedere il mio laboratorio», disse lei sorridendo con scienza e coscienza, poi fece per alzarsi dal divano e ricadde indietro senza vita. Scioccato, uscii veloce di lì, portando con me il caffè, il cioccolato e l’etto di prosciutto crudo dolce, scesi le scale senza dare nell’occhio, tornai a casa e dissi «Cara, ho fatto la spesa!».